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Can Yaman a Istanbul

L'angolo delle interviste

Can Yaman ‘segreto’: l’uomo e l’attore. Intervista esclusiva a GossipeTv

Bello, impossibile con gli occhi neri ed un inconfondibile sapore mediorientale. Di chi stiamo parlando? Naturalmente di Can Yaman, l’attore turco protagonista della serie tv Daydreamer – Le ali del sogno che sta spopolando in Italia e infiammando ormai da mesi il cuore delle fan. GossipeTv ha raccolto in esclusiva alcune dichiarazioni dell’attore rilasciate a Istanbul sul set di Bay Yanlis, la nuova serie tv con co-protagonista Ozge Gurel, prodotta dalla Gold Film e trasmessa in prime time ogni venerdì sul canale Fox Turchia. In questa amichevole conversazione avvenuta mentre giravano le stelle nella notte sulle note dolci e romantiche del canto del muezzin a Istanbul, Can ha regalato tante emozioni, prima di gettare un ponte verso l’anima. Attimi di essere in cui la sua vita si è mostrata tramite le parole, gli sguardi, i silenzi, un qualsiasi minimo segno. Un racconto, il suo, che richiama la sua storia personale, i valori della cultura turca, ma anche la consapevolezza di ciò che conta di più nella vita. Yaman ha iniziato questo incontro parlando del suo passato, ricordando che quando frequentava il liceo italiano di Istanbul aveva una professoressa che veniva da Palermo. Si chiamava Cassarà. Un parente di questa insegnante era stato ucciso dalla mafia. La professoressa Cassarà non era l’unica siciliana ad insegnare nel liceo frequentato da Can, c’erano infatti tanti altri docenti provenienti dalla Sicilia. Nel corso della conversazione è emerso anche il grande amore del protagonista di Daydreamer per Istanbul: “Una città complicata perché ha 7 colli come Roma. Una città grandissima che è difficile conoscere. Ogni quartiere di Istanbul appare come una città diversa dall’altra“. Il grande desiderio di Can di studiare le lingue straniere lo ha poi portato a scegliere di frequentare la scuola italiana. Una scelta la sua che deriva anche dalla storia dell’Impero Ottomano: “Un impero multilingue e multinazionale. Questa cultura ha fatto sì che a Istanbul si trovano tantissimi licei, tantissime scuole straniere. Una di queste è italiana. Tantissime francesi, tedesche, americane, inglesi. Non c’è una scuola spagnola. La scuola italiana ha delle radici, è stata creata nell‘800“.

Hai fatto questa scuola perché pensavi che in futuro avresti avuto un collegamento professionale con l’Italia?

Anche questo. Avevo imparato inglese alla scuola media e volevo imparare un’altra lingua, perché è importante nel futuro sapere delle lingue. Non volevo imparare il francese, l’italiano mi sembrava più simpatico. È una lingua melodica. 

Sei stato spesso in Italia?

Quando studiavo dopo la preparatoria sono andato a Livorno per soggiornare presso una famiglia. Lì sono stato un mese e ho partecipato ad una scuola di lingua italiana. Per la prima volta mi sono trovato da solo a 14 anni.

Come ti sei trovato?

Bene, è una cosa molto peculiare che uno a 14 anni va da solo presso una famiglia, fa amicizia con degli adulti, gira tutta la Toscana. Poi sono tornato e sono andato al liceo. Ho avuto amici e professori italiani. Ero il migliore della scuola. Ho avuto la media più alta degli ultimi 100 anni. Alla fine quando mi sono diplomato la media era di 92,57/100. Nemmeno uno si poteva avvicinare. Ero uno studente molto particolare e bravo. Questo grazie al fatto che ero assai stimolato, mi è piaciuto subito l’italiano. Dopo il primo anno di scuola, già lo avevo imparato bene.

Sei quindi molto portato per le lingue…

Si. Io non parlo italiano da 10 anni. Mi capita di parlare italiano occasionalmente. In quel periodo ero come italianizzato. Mi chiedevano dopo 4 anni dove avessi imparato il turco. Pensavano che io fossi italiano. Poi c’è stata la preside della scuola – che aveva riconosciuto e visto la mia bravura – che mi ha dato un premio in soldi, in aggiunta alla borsa di studio che già avevo. La preside mi disse: “Prendi e vai in Italia, scegli un’università e continua a studiare là”. Ogni anno io ero il primo e c’era una cerimonia in cui davano dei regali agli studenti più bravi. Io ricevevo ogni anno un regalo in soldi. Non era una cosa che si faceva spesso. Questo lo ha voluto la preside perché voleva che io andassi in Italia e girassi per l’Italia. Ho visitato quasi tutte le università: Bologna, Milano, Trento, Padova. In primis sono andato all’università di Bologna, la più antica d’Europa. Poi sono andato a Padova e Trento, che mi è molto piaciuta. Andavo uno due giorni, soggiornavo negli ostelli e poi proseguivo il mio viaggio con il treno. Alla fine ho concluso gli studi in una università turca. Questo perché la società di mio padre era fallita. Aveva tanti soldi, ma poi ha perso tutto quando io avevo 14 anni. Lui faceva il doganiere. Voleva che facessi l’avvocato perché, visto che faceva appunto il doganiere, aveva sempre a che fare con un ambiente dove si trattava molto di diritto. Lui mi diceva che, percorrendo la strada dell’avvocatura, avrei potuto avere un mestiere solido. Mi ha convinto, senza forzarmi. In Italia per prendere la laurea in giurisprudenza ci voglio 3 anni più due. In Turchia invece 4. Se si aggiungono gli anni di stage, in Italia ci vogliono circa 10 anni prima di lavorare nell’ambito. In Turchia meno. Per questo alla fine mi sono laureato qui.

Hai lavorato per Price Waterhouse & Coopers?

Si, per poco tempo. Ho lavorato nella sede di Istanbul. Uno che vive a Istanbul non la può mai abbandonare.

Ti senti più turco o più cittadino del mondo?

Io mi sento cittadino del mondo. Però amo Istanbul. Il fatto che la ami non vuol dire che non mi senta anche cittadino del mondo. Chiunque viene qui ama Istanbul. 

Daydreamer ha un valore sociale molto importante e le varie location di Istanbul rappresentate nella soap diventano esse stesse protagoniste….

Si, infatti, è una cosa molto difficile. Le mie serie sono state sempre delle serie moderne. In Turchia generalmente le serie non rappresentano il mondo, ma le culture locali, di qualche parte della Turchia. In Daydreamer invece si rappresenta un linguaggio moderno del turco e dei caratteri contemporanei della Turchia, quindi è stata particolare sia qui che nel mondo.

Cosa ti è rimasto del personaggio di Can Divit?

Io adoro il personaggio. Mi manca. È un personaggio peculiare, diverso. Non ho mai visto una cosa del genere. È stata una fortuna per me recitare in un ruolo così. L’abbiamo creata insieme questa figura, come il modo in cui si veste, gli accessori. All’inizio li ho comprati io. Abbiamo speso tanto per dargli ‘concretezza’. Poi quando si è manifestata una vera e propria moda attorno a Can Divit,  tutte le marche sono arrivate. Tutti volevano essere sponsor. Questo dimostra la qualità alta della serie. Quando una cosa è buona, tutti vogliono essere con te. Quando invece non va, non ti danno niente. È semplice.

Sei stato testimonial di qualche casa di moda?

Ora abbiamo un accordo con Tudors, ma non ancora con una marca italiana. Mi piacerebbe farlo. Nell’accordo turco si permette che io possa prendere accordi anche con altre marche.

Quale soap preferisci tra Bay Yanlis e Daydreamer?

Daydreamer sarà e rimarrà sempre speciale per me. Anche Bay Yanlis lo è, visto che è una serie magnifica e importante. Il personaggio che interpreto ora ha delle caratteristiche che adoro molto. Recito con grande gusto. Mi ha liberato di più da Can Divit. Perché con Can Divit avevo delle restrizioni. Nella sceneggiatura non ero così libero. Qualche volta la sceneggiatura ti costringe a recitare in un certo modo, perché la scena non ti permette di improvvisare granché. Mentre in questo personaggio ci si improvvisa di più. Questa maggiore libertà mi fa sentire meno legato. Ad esempio nel linguaggio, così come nel comportamento. Se ora arrivassi con una scimmia sopra la spalla nessuno direbbe che è una cosa strana, perché è un personaggio con molto colore, non costretto a qualcosa  parecchio definito. Certo Daydreamer – Le ali del sogno sarà sempre speciale per me e non nascondo che da parte mia c’è una vena nostalgica. Però ora con Bay Yanlis mi sento, dal punto di vista attoriale, più libero e scatenato.

Quali saranno i tuoi progetti lavorativi futuri?

Ancora è troppo presto parlare di progetti lavorativi futuri, perché sono concentrato su quello che faccio adesso. Però in futuro chissà, forse vengo in Italia.

C’è la possibilità di una collaborazione con Ferzan Ozpetek?

Certo, parliamo sempre su Whatsapp, ci chiamiamo. Entrambi abbiamo voglia di fare qualcosa insieme, di conoscerci. Non c’è ancora un nome e un progetto particolare, però la volontà c’è.

Dove ti vedi tra 10 anni?

La cosa bella di fare l’attore è quella di essere aperto a tutto, alle opportunità, ed è una cosa che mi fa emozionare perché non si sa niente con certezza. Questo mi crea sempre motivazioni in più. Diciamo che sono motivato proprio dal fatto di non sapere.

Lasceresti il genere della commedia romantica per misurarti con film più impegnativi, dei film drammatici o dei film storici?

Questo è un errore in cui cadono tantissimi attori. Quando fanno una cosa e diventano popolari, come è successo a me con Daydreamer a livello internazionale, provano a cambiare ruolo. Ma perché abbandonare il tipo di lavoro per cercare una novità in questo momento? Perché? Perché non continuare? Avendo 30 anni ora mi sento meglio a interpretare dei ruoli del genere. Quando avrò 40 anni per forza non potrò fare commedia romantica; è un’età più matura. In quel momento farò più film di azione o storici. Insomma, ruoli diversi. Per esempio Hugh Grant o Julia Roberts hanno fatto maggiormente delle commedie romantiche. Sono diventati iconici. In Turchia ce ne sono pochi, diventano star con le commedie romantiche e poi non lo fanno più, come se fossero prodotti meno preziosi. Io non la penso così perché è una cosa preziosa anche una commedia romantica, è difficile, non è per nulla facile. Richiede diverse qualità e sforzi.

Qual è l’attore a cui ti ispiri?

Brad Pitt, Mel Gibson e Johnny Depp per lo stile. Questi tre attori mi hanno sempre ispirato.

Quando è arrivata la recitazione nella tua vita?

Mi è capitato quando facevo l’avvocato. Ho capito che non volevo fare il legale. Avevo troppa energia da sprigionare. In Price Waterhouse & Cooper avevo iniziato nel settore del mergers, acquisition e tax. Quindi facevo diritto societario. Ero comunque aperto a tutto. Fare l’avvocato mi annoiava. Come carattere sono una persona che rischia di tediarsi spesso. Quando succede, alla fine me ne vado. Bisogna che non mi annoi mai. Non voglio sapere cosa farò tra 10 anni, perché pensare questo mi annoia, appunto. Voglio essere aperto. Non voglio sapere. Mi voglio sorprendere da solo, accogliere ciò che la vita, anche inavvertitamente, mi porterà.

Anche Can Divit in Daydreamer chiede a Sanem se vuole accettare le sorprese che la vita le porta…

Can Divit ha tante cose di Can Yaman. Come attore aggiungo molto di me stesso ai personaggi interpretati. Questo vuol dire improvvisazione. Il personaggio si trasforma in un modo diverso da quello della sceneggiatura.

Faruk Turgut è il produttore cinematografico che più di tutti ha creduto in te. Cosa pensi di lui?

Penso tutto il meglio di lui. Io lo vedo come un papà, una persona molto intelligente, una persona che ha dei valori. Lui dà, a tutti coloro che meritano; è una persona vera e valorosa.

Dove ti porta il tuo cuore?

Sul set.

In una precedente intervista hai dichiarato che quando avresti tagliato i capelli, li avresti donati ad un’associazione di beneficenza

Abbiamo rinunciato a questa idea perché le persone l’hanno percepita come fosse una cosa da megalomane. Le persone hanno criticato l’iniziativa. La gente cerca sempre qualcosa da criticare. Anche se tu lo fai in senso positivo, le persone lo vedono in senso negativo.

Sostieni delle associazioni di beneficenza?

Si, però non posso dire quali. 

(Probabilmente Can non desidera far sapere quali sono gli enti benefici che sostiene perché la beneficenza per lui si fa ma non si dice, ndr)

Ti piacerebbe fare da testimonial per una campagna di beneficenza o diventare ambasciatore per un’organizzazione umanitaria?

Si, perché no?  Però quando si fa una cosa del genere la gente cerca sempre una cattiveria da dire in merito a ciò che tu fai. Bisogna essere molto attenti. Tu lo fai con umanità, ma la gente lo ‘devia’, lo falsifica. E questo è parecchio pericoloso. Deve essere quindi una cosa professionale in cui tu devi fidarti e sentirti protetto. Se io sento che mi proteggono allora do l’ok. Altrimenti è sempre un caos. Devo evitare il caos. Odio le situazioni caotiche.

Che generi musicali ti piacciono di più?

Mi piacciono i play molto ampi dove ci sono canzoni italiane, spagnole, inglesi, turche. Preferisco sempre delle canzoni remix.

Qual è la tua canzone del cuore?

La vita è varietà. Quando ascolto una canzone 50 volte, poi non l’ascolto più. Mi piace la versione rinnovata della vecchia musica. Ci sono band che rifanno i brani e li rendono più stimolanti rispetto all’originale. E questo ringiovanisce la canzone. Ad esempio un pezzo pesante, loro lo rifanno e lo trasformano in qualcosa di meno vecchio. Essere aperti a queste novità è importante.

Ti piace viaggiare?

Si, però per me è difficile farlo. Anche perché sono molto occupato. Se fossi una persona sconosciuta, viaggerei di più. Da molto tempo infatti non riesco a fare un viaggio di piacere. 

Qual è il tuo rapporto con il successo? Ormai sei diventato un fenomeno internazionale….

Non mi considero un fenomeno internazionale. Voglio proprio dimenticare questa cosa. Sapere e ricordare delle cose ti portano delle infelicità. Cerco di vivere come una persona normale. Non è che mi sveglio e dico che sono un fenomeno. Mi sveglio e dimentico. Dimentico quando mi muovo, dimentico quando viaggio, dimentico quando vengo qui. Mi piace dimenticare di me stesso. Ma lo devo ricordare quando serve, quando non serve preferisco dimenticare.

Come vivi la popolarità di questo momento?

La cosa più bella di questo momento è che la gente mi ama e questo amore è una cosa molto emozionante. Sapere che tu sei amato è una cosa pura. E quando vedo che la gente viene da me con delle T-shirt con sopra la mia foto, capisco che loro lo fanno non perché sono famoso, ma perché amano. I miei fan su questo punto sono molto fanatici. È una mania, è una cosa molto particolare e questo mi commuove, mi emoziona parecchio.

Cosa ne pensi del fatto che in Italia ti hanno dedicato un gelato?

Non è la prima volta. In Spagna una signora ha colorato con la mia foto tutta la sua casa. La vedo comunque come una cosa positiva, commovente ed emozionante; è pazzesco. Ma non è la prima volta. Succede già da 2 anni questo. Però le persone se ne accorgono ora. Io lo vedevo, ma quando lo condividevo, la gente pensava che fosse una bugia. Ora non condivido più. Ho lasciato perdere. Insomma una cosa nuova per gli altri ma non per me.

Che rapporto hai con i social network?

Mi piace interagire, ma si deve stare sempre attenti. Perché come ho detto si tende a falsificare. Tu dici una cosa e si travisa. Quindi bisogna essere cauti. Comunque gli account li gestisco personalmente.

Come mai non sei più su Facebook?

Non sono più su Facebook da 7 anni. Mi basta Instagram.

Che rapporto hai con gli haters?

Nessun rapporto. Loro hanno un rapporto con me. Gli haters sono coloro che ti adorano segretamente. Quindi quando li vedo mi viene da ridere e sorridere. Gli haters sono il riflesso dei loro stessi complessi.

Qualche tempo fa c’è stata una polemica per una sua foto a torso nudo mentre prende il sole a Napoli. Instagram l’aveva censurata, poi però è ricomparsa….

È una cosa che fa rimanere senza parole, è inutile commentare. 

(Talvolta le rigide regole dei social network impongono censure di immagini che fuori dal web non sarebbero nemmeno prese in considerazione per una denuncia, ndr)

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Italia ????????????

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Come hai vissuto i giorni del lockdown?

Ero a casa da solo. Mi allenavo due ore al giorno e ho cercato di imparare lo spagnolo. Ho letto e guardato delle serie tv iberiche o con sottotitoli in spagnolo. Lo ho fatto anche in italiano. Poi ho ballato tango con la mamma. Abbiamo ballato per tre mesi e ho imparato un sacco. Ho cercato di imparare anche un po’ di batteria, ma non sono ancora in grado di suonarla. Ritornando sul set non mi è rimasto tempo per coltivare questo hobby.

Non hai avuto paura della pandemia?

Ero a casa, quindi no. La paura non è un sentimento a cui sono molto abituato. Non ero preoccupato per me, ma per il mondo. Il 2020 è stato un disastro. Oltre alla pandemia c’è stata anche la morte di Kobe Bryant. Terribile.

Quali sono i generi letterari che preferisci?

Mi piacciono Bukowski, Nietzsche, Schopenauer. L’ultimo libro che ho letto è ‘Come un respiro’ di Ferzan Ozpetek.

Il prossimo libro che vuoi leggere?

Ci sono dei libri che mi portano i fan in spagnolo e italiano. Se avrò tempo leggerò sicuramente opere in quelle lingue. Durante il militare ho letto molto dei libri di azione di Ahmet Umit. Mamma mi portava sempre volumi e durante la leva ho avuto tanto tempo a disposizione.

Come hai vissuto quell’esperienza?

Gli altri commilitoni erano tutti scioccati quando mi vedevano, è stata un’esperienza diversa anche per loro. Un’esperienza buona sicuramente. Per me è stato un periodo di purificazione, per pensare, riflettere e contemplare. Vivere dei mesi con persone diverse che non avevo mai visto nella mia vita è stato importante per me. Anche come attore mi è stato utile osservare gli altri commilitoni. 

Quando ritorni a casa, riesci a lasciare fuori dalla porta l’attore e fare entrare in casa solo Can?

Le altre persone non mi permettono di dimenticare che sono Can Yaman. Perché la gente me lo ricorda sempre. Quando vado in un posto le persone si scatenano. La casa è l’unico posto in cui riesco ad essere solo Can, la casa è sacra.

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4 Comments

4 Comments

  1. Lmaqueira

    22 Settembre 2020 at 02:22

    Muy bonita entrevista, precisa y los puntos a tratar a Can Yaman actor, muchas gracias, así podemos conocer un poco mas a nuestro ídolo. Desde cuba también lo admiramos y reconocemos su exitoso trabajo.

  2. Giovanna Chessa

    22 Settembre 2020 at 22:59

    Complimenti per il servizio, finalmente un articolo con un’intervista vera, ben fatta, che rende giustizia all’attore, alla persona e al giornalismo. Alla fine mi sono commossa. Grazie di cuore.

  3. Clara

    23 Settembre 2020 at 08:43

    Ho capito, però lui non è mediorientale.
    Che colpa ha se hanno un governo di destra da 20anni che sta cercando di cambiare l’immagine del paese.

  4. Gio

    23 Settembre 2020 at 19:46

    Complimenti per l’intervista,mi ha piaciuto tantissimo,ma sopratutto mi piaceva come rispondeva Can delle domande.E spiero che farà tanta comedia romantica ancora.ERKENCI KUS il numero uno e sarà sempre.

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