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Tiziano Ferro, maxi pignoramento: quanti milioni di euro deve al fisco

Il cantante di Latina è nei guai con il fisco italiano: la sentenza del tribunale, l’Agenzia delle entrate esige 9 milioni di euro

Maxi pignoramento ai danni di Tiziano Ferro: la cifra si aggira attorno ai 9 milioni di euro. Il tribunale civile di Latina ha convalidato l’esecuzione esattoriale da parte dell’agenzia delle entrate della somma suddetta. La sentenza, arrivata lo scorso 15 luglio, si inserisce nel contesto del braccio di ferro legale lungo anni tra il fisco italiano e il musicista. Ne dà notizia “Latina oggi”.

Il tribunale ha quindi rigettato la sospensione del pignoramento presso la “Tzn Srl”, società dell’artista, che, tra il 2006 e il 2008, non avrebbe versato le tasse (Irpef, Irap e Iva) al fisco del Bel Paese. Il periodo preso in esame è quello in cui il cantante dimorava in Gran Bretagna. Ma è proprio questo il punto della discordia: secondo la giustizia, in realtà, Ferro non ha realmente vissuto oltremanica e il trasferimento della sua residenza legale nel Regno Unito è stato ritenuto un’operazione fittizia per non pagare il fisco italiano.

“Latina oggi” ha spiegato che il cantautore, che da tempo risiede a Los Angeles, si era opposto (tramite gli avvocati Gabriele Escalar, Andrea Curzio e Giulia Catone) al pignoramento, ma il tribunale ha deciso che “non si ravvisano i presupposti per la sospensione del pignoramento e della procedura esecutiva in corso”. Si tratta della fase cautelare, adesso l’artista potrà introdurre il giudizio di merito per far valere le proprie ragioni.

Tiziano Ferro e il braccio di ferro con il fisco: prima l’assoluzione, poi la condanna in Cassazione

Correva l’anno 2013 quando Tiziano Ferro finì sotto accusa per evasione fiscale. All’epoca arrivò la condanna al pagamento di più di 3 milioni di euro per compensi non dichiarati di 2.038.956 euro più un imponibile Iva di 1.373.978 euro. La sentenza diede il via ai ricorsi e al contenzioso legale con il fisco. Nel 2017, gli avvocati del cantante riuscirono a ottenere al proprio assistito un’assoluzione con formula piena da parte della Corte d’appello.

Tutto fu però ribaltato dalla Cassazione che aveva sostenuto che il trasferimento della residenza legale nel Regno Unito era stata un’operazione di facciata. La Cassazione, nel pronunciarsi, aveva pure sottolineato che Ferro, essendo un artista conosciuto e famoso, avrebbe dovuto mantenere un maggiore comportamento etico.

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