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Raffaella Carrà aveva un “figlio adottivo segreto” a cui è andata gran parte dell’eredità dopo la morte dell’artista, avvenuta il 5 luglio 2021. La notizia è stata data dal Corriere della Sera. La testata ha anche reso noto chi è l’uomo in questione. Si tratta di Gian Luca Pelloni Bulzoni, 62enne originario di Ferrara, ma da tempo residente a Roma, dove dirige la “Arcoiris edizioni musicali” di cui è il titolare. Bulzoni è anche stato a lungo il segretario personale e il manager della compianta conduttrice. Faceva parte della cerchia dei suoi affetti più stretti. Con Carrà aveva un legame talmente forte che quest’ultima ha deciso di adottarlo e di lasciargli gran parte dei suoi beni.

Raffaella Carrà aveva un figlio adottivo: a lui è andata tutta l’eredità

La mitica Raffaella ha vissuto la propria professione concedendosi al pubblico senza risparmiarsi. Discorso assai diverso invece per quanto riguarda il suo privato. Su tale versante è sempre stata attentissima a salvaguardare la sua privacy. Delle sue vicende personali, infatti, non si sa quasi nulla. La notizia relativa all’adozione di Bulzoni è trapelata in modo casuale nel corso di una disputa giudiziaria. Che cosa è accaduto?

Una società con sede in Spagna, Paese in cui Carrà era popolarissima, voleva utilizzare il musical teatrale “Ballo ballo”, di cui Bulzoni aveva chiesto l’inibitoria alla “realizzazione, distribuzione, pubblicizzazione e rappresentazione, in qualsiasi forma e tramite qualunque mezzo”. In altre parole, non aveva dato il suo consenso e si era rivolto al Tribunale di Roma proprio in qualità di erede di Raffaella Carrà.

Gian Luca Pelloni Bulzoni chiamava Raffaella Carrà “madre”

“Premetteva il ricorrente di essere figlio adottivo e unico erede legittimo della nota artista – si legge nell’ordinanza emessa dal tribunale capitolino – e titolare quindi dei diritti sull’immagine, sulla voce e sul nome (reale e d’arte), nonché dei dati, delle informazioni sulla sua vita personale e professionale perché altresì titolare del diritto morale e dei diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno dell’artista”.

La vicenda è stata trattata dal giudice Laura Centofanti del Tribunale di Roma che non ha dato ragione al figlio adottivo della Carrà, non dando l’ok all’inibitoria in quanto, ad oggi, le 36 rappresentazioni teatrali del musical “Ballo ballo”, successive al film del 2020, si sono già svolte e non ne sono state messe altre in calendario. Bulzoni, qualora voglia ottenere risarcimenti, dovrà continuare l’azione legale nel processo di merito.

Sempre nell’ordinanza pubblicata di recente, Bulzoni ha parlato della Carrà definendola sua “madre”. In particolare, lo ha fatto nel passaggio in cui le rappresentazioni del musical offrivano agli spettatori interessati la possibilità di acquistare un biglietto avendo come omaggio patatine e Coca Cola, “circostanza quest’ultima che avrebbe gravemente offeso la memoria di sua madre”, si legge sempre nel documento.

Naturalmente a far rumore non è tanto la vicenda processuale, quanto piuttosto il fatto che a distanza di quasi 5 anni dalla morte di Raffaella Carrà è emerso che aveva adottato un figlio, il quale è stato designato come unico erede del suo patrimonio, non avendo mai avuto l’artista figli naturali. Aveva invece due nipoti, Matteo e Federica Pelloni, figli del fratello di Raffaella, morto anche lui a soli 56 anni, con i quali probabilmente sono stati trovati accordi, forse quando Raffaella era ancora viva.

Mirko Vitali

Nato in una città del Nord, un paio di lauree umanistiche e un master in critica dello spettacolo. Si diletta a scrivere di televisione e dell'infernale mondo del gossip del Bel Paese (è convinto che qualcuno dovrà pur farlo questo ingrato mestiere di spifferare i fattacci altrui).

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