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damiano david e giorgia soleri, critiche

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Parla Giorgia Soleri, tra dolori e battaglie: suicidio, aborto e malattia

La fidanzata del frontman dei Maneskin si è raccontata in una lunga intervista in cui ha affrontato svariati temi

Giorgia Soleri torna a raccontarsi. E lo fa a 360gradi, attraverso una lunga intervista al Corriere della Sera. La fidanzata di Damiano David, frontman dei pluripremiati e acclamati Maneskin, ha affrontato svariati temi che la riguardano da vicino. Gli haters, la malattia con cui deve convivere, la passione per la poesia, l’infanzia non facile, la scelta di non depilarsi e la popolarità sui social, croce e delizia, visto che sulle piattaforme web si passa in un amen dall’avere dei fan all’avere degli odiatori.

Ho avuto un’infanzia difficile, i miei si sono separati quando avevo 4 anni. Ho rivisto mio padre qualche settimana fa…”, ha raccontato, passando poi al libro di poesie intitolato La signorina Nessuno. Come è nato il titolo? “È un personaggio che mi tiene compagnia da anni. Quando la mia relazione non era ancora nota, io, in fondo, ero la signorina Nessuno. E nelle poesie parlo di solitudine e di amore, di dolore e di cose riacchiappate per un soffio. Oggi un nome ce l’ho, e posso dire che c’è anche tanta codardia in quel soprannome”.

Codardia? E perché mai? Soleri ha così spiegato che in passato ha avuto il timore a chiamare le cose con il loro nome. Ad esempio non pronunciava “vulva”. Oggi le cose sono cambiate e non ha paura di scandire certi termini. “Ma non è stato facile diventare amica del mio corpo”, ha ricordato.

A proposito del corpo. Con il suo è arrivata ad avere una forte consapevolezza: “Ho cominciato a fare la modella a sedici anni per pagarmi le attrezzature fotografiche. Ho sempre voluto fare fotografie e scrivere. Ripenso a quel periodo con un brivido. Vivevo male il mio corpo, lo sentivo come qualcosa che dovevo “vendere” per lavorare”.

Quel corpo da “vendere” è poi stato colpito dalla sofferenza fisica, con la quale ha dovuto imparare a convivere: “Poi è arrivato il dolore. Lancinante, terribile, che parte dalla vulva e si irradia alla vescica, notti senza sonno e nessuno che ti prende sul serio. “Ho la cistite”, dicevo. E quelli accanto a me, con sarcasmo: “Ancora?!”. Quando è arrivata la diagnosi sono uscita dallo studio del medico e ho cominciato a piangere”.

Vulvodinia e neuropatia del pudendo. Il comitato che è timonato proprio da Giorgia Soleri ha portato in Parlamento una legge per riconoscere entrambe le patologie come malattie croniche e invalidanti. La compagna di Damiano David ha quindi evidenziato che chi è costretto a convivere con certi problemi fisici deve affrontare sofferenze feroci:

“Non è facile raccontarsi quando si possiede un corpo che è, al tempo stesso, molto bello e portatore di un dolore fisico indicibile. Mi sono operata nell’estate del 2021 per l’endometriosi e per un po’ sono stata bene. Poi qualche tempo fa, il dolore è tornato. Feroce. Sono rimasta a letto per settimane, le amiche facevano i turni per sollevarmi a braccia per farmi andare in bagno o per farmi mangiare. E allora ecco i farmaci. Oppioidi, fortissimi. Avevo le allucinazioni. Ora va meglio, ma so già che dovrò fare i conti con questo per sempre”.

Capitolo infanzia: per la poetessa non è stato affatto un periodo spensierato. Anzi, tutt’altro: “Difficile. Nata a Milano, i miei si sono separati che avevo quattro anni. E si sono separati male: mio padre aveva dei problemi (che poi ha risolto), mia madre ha chiesto l’affido esclusivo. Io nel mezzo“.

Giorgia è così cresciuta senza avere al fianco per anni la figura paterna che è rispuntata di recente nella sua vita: “Qualche settimana fa, lui si è presentato a sorpresa alla presentazione del mio libro. Non credo che si debba parlare di perdono ma di comprensione. I genitori non sono supereroi ma persone normali, che sbagliano, che soffrono, che hanno diritto a essere capiti come uomini e donne”.

Nel suo passato ha fatto anche i conti con la depressione e momenti di profonda debacle. Alcune tappe l’hanno segnata profondamente, come il tentativo di suicidio e l’aborto a soli 21 anni. Adesso ha la lucidità per comprendere che è “tutto collegato: la depressione di cui ho sofferto, il dolore, l’ansia di libertà, l’aborto a 21 anni, il percorso femminista. Oscillo tra il buio e la luce, tra l’istinto a nascondermi e quello a liberarmi, anche dei vestiti. Certo, nel 2017 ho toccato il fondo e mi sono salvata per il rotto della cuffia”.

E cosa accadde di preciso cinque anni fa?

Ho tentato il suicidio. Ero depressa ma non lo sapevo, come capita a tante persone. Anche la depressione ha i suoi segnali ma possono essere diversi da persona a persona. Io stavo sempre a letto, quello che mi avrebbe potuto stimolare non lo faceva più. Poi ho provato a togliermi la vita. Ero arrivata al punto zero, potevo solo risalire o soccombere. Mi ha salvata mia madre: l’hanno avvisata, è venuta a prendermi, mi ha portato a casa sua e sono rimasta lì due mesi. Di nuovo farmaci, speranze, qualche illusione. Il malessere che poco per volta cede il posto a una forma di lucidità. Quanto vorrei che questi miei racconti fossero utili a qualcuno”.

Sui social Giorgia va forte. Sono oltre 650mila le persone che la seguono. Tanti fan desiderosi di sentirla e ascoltarla. Non mancano però nemmeno gli odiatori seriali che un giorno sì e l’altro pure la attaccano e insultano: “Penso che i social siano uno specchio della realtà che viviamo. E io non dimentico che è stato grazie a un confronto sui social che ho intuito di avere la vulvodinia, poi confermata da una diagnosi. Certo, poi quando arriva tale Giacomo che pretende di spiegare a me il valore etico della depilazione, be’, allora mi viene da ridere”.

Sulla questione di dire basta alla depilazione, la ragazza ha raccontato che ha iniziato “con la vulva, per ragioni mediche. Mi piacevo, così ho smesso di depilare le gambe e le ascelle. Adesso ho smesso di togliere il baffetto e l’arco tra le sopracciglia. Sembra che la normalità sia essere senza peli e non scegliere di depilarsi. È questo che mi impressiona: il nostro corpo, il corpo delle donne, è ancora un terreno di battaglia eccome. Non voglio provocare, voglio solo dire alle ragazze di cominciare a stare bene con sé stesse”.

E la poesia? Continuerà a scrivere oppure ha appeso la penna ‘al chiodo’? “Mi piacerebbe. In generale vorrei continuare a scrivere e a fare fotografie”.

E Damiano David? Sulla loro relazione poco si sa. La parola d’ordine è riservatezza. Quando si chiede alla Soleri come ha incontrato il cantante, no le si estrapola nulla di nulla. “Non lo sa nessuno e non lo dirò. Lo spazio privato per me ha ancora un valore“, ha chiosato!

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