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Televisione

Nicola Savino, i demoni interiori: l’analisi, il padre assente e sonno in 2 fasi

Il popolare conduttore ha svelato i lati più privati di sé in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera

L’assenza del padre, l’analisi per superare i demoni interiori, la paternità che gli ha rivoluzionato la vita, la fatica a dormire e tanto altro: Nicola Savino si è raccontato a 360 gradi al Corriere della Sera a cui ha rivelato le parti più intime di se stesso. Dal 2009 è sposato con Manuela Suma, costumista esperta di look. “Non sono una persona con cui è facile convivere”, ammette il popolare conduttore, che spiega di essere “piuttosto permaloso e ansioso”. A proposito di ansia, tale stato lo spinge a dormire poco e male, “in due tempi: solitamente qualche ora, poi mi sveglio, magari leggo il giornale in piena notte e alla fine mi riaddormento”.

Nicola Savino e il difficile rapporto con l’assenza del padre

Capitolo padre: Savino è cresciuto con la figura del genitore spesso assente, per via dei tanti viaggi di lavoro che l’uomo era costretto a fare quando lui era un bimbo. Spesso era all’estero, in Medio Oriente, per l’Eni. “Quando tornava dai suoi lunghi viaggi – ricorda – mi portava delle radio, che io poi smontavo, forse nella speranza di trovarci dentro lui. Da quando sono nato ai miei 14 anni non c’è stato praticamente mai”.

Non è stato l’unico problema. Il papà ha poi dovuto convivere con una “depressione fortissima” che inevitabilmente ha avuto strascichi sui cari che gli stavano accanto. “Si è ammalato proprio quando sono nato io, ma poi è peggiorata – spiega Nicola -. Non è semplice per un figlio crescere con un genitore gravemente depresso. Eppure posso dire con certezza che nonostante la malattia non ha mai fatto mancare a me e alle mie sorelle l’amore”.

Savino, quando era piccino, come è normale che sia, non riusciva a comprendere il malessere del padre. “Non avevo gli strumenti per capire cosa fosse quello che allora chiamavano “l’esaurimento nervoso“. Come ogni altro bambino voleva che il papà giocasse con lui, lo portasse a vedere le partire di pallone, ci fosse di più. Nel suo caso ciò non capitò. A sostituire l’assenza del genitore ci hanno pensato altri parenti: “Lo facevano i miei zii, forse provando anche un pizzico di compassione per quel bambino piuttosto solo, visto che le mie sorelle erano più grandi”.

Con il tempo, le cose, in certi frangenti, sono persino peggiorate: “Crescendo, mi è capitato poi di vedere mio papà in stato confusionale… momenti rari, per fortuna, ma sono successi. Cerco di non pensarci sempre perché mi do fastidio da solo e l’analisi prova a lenire il problema, ma quando ti manca qualcosa di così importante da piccolo, superarlo non è semplice“.

Raggiunta l’età adulta, negli ultimi 15 anni di vita del genitore (venuto a mancare nel 2014), lo speaker radiofonico ha però colmato le distanze, avvicinandosi molto di più. “Con i primi guadagni di “Colorado” – racconta – gli ho comprato una piccola casetta vicino alla mia: l’ho seguito, accudito, stava bene. Per tutto quel tempo siamo stati molto vicini”.

Quattro mesi prima che morisse, il padre ha espresso i suoi rimorsi al figlio, dopo averlo abbracciato: ““Non sono stato un buon padre”. Gli ho risposto che era stato fantastico e l’ho abbracciato a mia volta… ed è davvero stato così. Lui amava me, io amavo lui. Lui ha avuto dei problemi”.

La mamma invece è sempre stata presente, facendo quello che fanno molte donne. Cioè tutto: ha badato a tre figli, ha lavorato ed ha pensato a tutto il resto. Un esempio per Savino: “Adesso capisco tutta la fatica e ho grande stima e ammirazione per i miei. Mi hanno trasmesso una cultura profonda per il lavoro, un grande rispetto. Ancora oggi mi ci rivedo e mi piace anche”.

Purtroppo se ne è andata prima che Nicola raggiungesse la vasta popolarità, non potendo vedere i frutti del percorso artistico fatto dal figlio. È venuta a mancare  poco prima del suo debutto a “Quelli che il calcio”, il ruolo di maggior prestigio ricoperto dal conduttore fino a quel momento:

“L’ho vissuta con addosso il lutto più tragico ma non ne parlavo con nessuno allora. Ero dentro un tunnel e non lo sapevo. Per tutti i primi mesi ero distrutto, come se mi avessero tolto la pelle dal corpo, ma dovevo spingere, andare avanti. I lutti sono difficilissimi da mettere nei cassetti: sono come un cerchio di fuoco attraverso cui tu passi. In quel periodo mi fu molto di conforto anche la religione, che adesso pratico meno. Ero in mezzo al mare e mi sono aggrappato anche a quella cosa”.

Savino, per l’impronta familiare avuta, ha sempre avuto una ferree cultura del lavoro e una grande umiltà. Ricorda di essere cresciuto in una famiglia borghese, “eppure non vivevamo a Milano ma a San Donato”.  E ancora: “Avevamo una casa al mare con un giardinetto, ma piccolo e non a Forte dei Marmi ma a Lido di Camaiore. Insomma, il titolo di tutto era: “Ma non sarà troppo?”. Il che ti consegna un senso di colpa perenne… lo stesso per cui penso, a volte, di aver buttato via molto tempo, lavorativamente parlando, tra i miei venti e i trent’anni. Ma il risultato di cinque-sei anni di analista è che ora, almeno, vivo in centro”.

Nicola Savino e l’amore per la moglie Manuela Suma

Nella sua vita a un certo punto è poi arrivata Manuela, che è diventata sua moglie nel 2099. A colpirlo è stata la sua “leggerezza d’animo”, oltreché a una spiccata “curiosità“. A ciò si aggiunge il “gusto, l’amore per i viaggi anche da ferma, magari ordinando del cibo etnico“. Savino ricorda che la relazione è iniziata ben 22 anni fa e che con lui non è facile convivere. Rammenta inoltre che prima della Sumo era già stato sposato, dai 24 ai trent’anni. “Quando è arrivata Manuela mi sono detto: basta”, ha chiosato.

Con la costumista ha avuto un frutto d’amore. Da quando c’è lei, naturalmente, la sua vita è cambiata profondamente: “La prima cosa è quella in cui vuoi fare finta che non sia cambiato nulla. Noi andavamo sempre a bere il caffè in un certo bar e ricordo che quando siamo tornati dall’ospedale, la prima cosa che abbiamo fatto, ancora prima di andare a casa, è stato fermarci lì con il trasportino. Che va bene, per carità, se non fosse che poi ti accorgi che c’è poco da fare, le cose cambiano. Sarebbe stato curioso e inedito confrontarmi con un figlio maschio, visto che sono sempre stato in un gineceo, ma va benissimo così”.

Nicola Savino e la radio: “Non smetterò mai”

Infine ha parlato del suo futuro professionale, sottolineando che non ha assolutamente intenzione di smettere con la radio: “Intanto continuare con la radio finché Linus non avrà voglia di smettere. Perché, sia chiaro, io non smetterò mai. Tra noi c’è una specie di guerra di nervi alla base della domanda: quando finirà? Ecco, io non voglio essere quello che molla per primo”.

Di televisione non parla. Ha un altro sogno nel cassetto che riguarda il teatro, quello ‘impegnato’. “Chiedo spessissimo informazioni sul teatro – spiega -, è una cosa che mi incuriosisce tanto. Non penso necessariamente al recital del personaggio televisivo, ma parlo proprio del teatro classico. Ecco, mi piacerebbe fare quella roba lì… poi non so bene se sia per la solita questione del pudore, se insomma non ho il coraggio di dirmi che vorrei fare il Nicola Savino show. Di certo con un Amleto ci sarebbe già pronto un buon copione, l’ha scritto uno bravo”.

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