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Elisa Toffoli ha racchiuso in un progetto tutte le sensazioni provate per la separazione inaspettata dopo 17 anni dall’ex marito Andrea Rigonat e per la profonda ferita emotiva che le ha lasciato un abuso sessuale subito quando aveva 8 anni. L’artista triestina 48enne ha parlato per la prima volta di queste vicende in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. Il progetto grazie al quale ha trovato le forze per affrontare tutti i demoni del suo passato si chiama Kintsugi, che è il titolo sia del mediometraggio che ha presentato in questi giorni sia del suo nuovo album che sarà in vendita a partire dal 27 novembre.

Elisa Toffoli conferma la separazione da Andrea Rigonat e racconta la profonda crisi vissuta

“Questo progetto, il disco e il film, nasce dal bisogno di raccontare sinceramente una crisi individuale, il suo attraversamento verso un grandissimo cambiamento. Ho vissuto un dolore profondo, come persona. Non come artista, non avevo infatti la protezione del ruolo, ero io, nuda di fronte a un terremoto”, ha spiegato Elisa, aggiungendo che il suo lavoro le ha dato la chance di descriversi nella forma più brutale e più autentica.

La cantante ha riferito di aver attraversato una rivoluzione interiore senza precedenti. Uno degli eventi scatenanti del cambiamento è stata la fine del matrimonio con Rigonat, con il quale è stata insieme 17 anni e ha avuto due figli. La rottura è avvenuta a settembre 2025. La notizia è trapelata un anno dopo.

“Nella dimensione pubblica, perfino spudorata, nella quale la società digitale imprigiona le vite di tutti, non siamo più abituati a fare i conti con i dolori e le gioie della vita in privato – ha riflettuto Elisa – Tutto è pubblico, tanto più per un artista. Nel disco e nel film volevo parlare con tutta onestà del dolore e del ruolo trasformativo che può avere. Parlare, perché le parole sono importanti. Nominare i sentimenti è una forma di emancipazione. È quello che fanno i bambini, crescendo“.

L’artista ha anche rivelato che non aveva mai messo in discussione il suo matrimonio e che quindi aveva la convinzione che sarebbe durato: “La rottura tra mio marito e me è avvenuta a settembre dell’anno scorso, dopo diciassette anni vissuti insieme. Ci sono dei figli, era un legame fortissimo che non avevo messo in preventivo di chiudere, mai. Questo sovvertimento mi ha portato a guardarmi dentro spietatamente, a farmi domande che non mi ero mai posta. E questo si è riversato in Kintsugi. So parlare solo di sentimenti veri, so scrivere solo quello che sento, le emozioni che mi attraversano”.

Elisa è sprofondata in una crisi così intensa addirittura da prendere in considerazione la possibilità di ritirarsi dalle scene. E invece, proprio dalla sofferenza, è riuscita a trovare le energie per raccontare il proprio mutamento interiore: “A un certo punto ho pensato anche di ritirarmi, di farmi una nicchia al riparo del mondo. Non riuscivo a scrivere cose nuove, perché non volevo toccare certe verità. Quando poi ho deciso di far cadere i recinti, tutto si è riaperto, ho ritrovato energia e libertà. Personale e creativa”.

L’abuso sessuale a 8 anni: “Segna la vita per sempre”

Nell’intervista concessa al Corriere della Sera, Elisa ha anche raccontato per la prima volta di essere stata vittima di un abuso sessuale quando era piccola, un trauma che l’ha segnata per sempre: Da piccola ho subito un abuso sessuale: “Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile. Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo è qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre”.

La 48enne ha aggiunto che soltanto ora sta imparando a non colpevolizzarsi, grazie anche a un percorso di terapia psicologica che la sta aiutando molto. E oggi, dopo che ha trovato la forza di parlare, spera di poter essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito a loro volta abusi: “È una missione collettiva, liberarsi da questo assurdo, straziante, senso di colpa per una violenza subita. Lo faccio con il mio lavoro, con queste parole, sostenendo il movimento di donne di “Una, nessuna centomila” che ho contribuito a fondare”.

Mirko Vitali

Nato in una città del Nord, un paio di lauree umanistiche e un master in critica dello spettacolo. Si diletta a scrivere di televisione e dell'infernale mondo del gossip del Bel Paese (è convinto che qualcuno dovrà pur farlo questo ingrato mestiere di spifferare i fattacci altrui).

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