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belen rodriguez e l'infanzia sudamericana

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Belen ‘segreta’, intervista fiume: “Vi racconto tutto ciò che di me non sapete”

La modella argentina si è raccontata in modo inedito, narrando una miriade di aneddoti relativi al suo passato

Belen Rodriguez ‘segreta’. In una lunga chiacchierata con ‘Sette’, inserto del CorSera, la showgirl argentina ha raccontato una miriade di aneddoti inediti riguardanti la sua vita. Stavolta, però, nella conversazione nessun riferimento al compagno di oggi (Stefano De Martino) e ai fidanzati di ieri (Antonino Spinalbese, Andrea Iannone, Fabrizio Corona). D’altra parte un giorno sì e l’altro pure si scrive di loro e di lei. Insomma, su quel fronte ne sono rimasti ben pochi di segreti. La conduttrice ha preferito narrare ciò di cui poco si sa, a partire dalla sua originale assunzione a Le Iene per poi approdare all’infanzia in Argentina.

“Ho ossessionato Davide Parenti, telefonate su telefonate. A un certo punto, per dissuadermi, lui dice: “Se prendo te, il programma diventa un’altra cosa, tu sei una star”. Eppure Belen non si arrende e continua a ‘marcare’ stretto il padre de Le Iene: “Non sono una star, dico, tu devi incontrarmi, arrivo”. E sono andata”. Quando le si domanda perché volva a tutti i costi un posto nello show, lei risponde che “è il miglior programma della televisione italiana. Il più innovativo, il più coraggioso”.

“Per un po’ ho anche provato la strategia dell’attesa: non ha funzionato. Non arrivava niente. Bisogna andare incontro alle cose”, aggiunge, rimarcando che nella vita ci vuole intraprendenza. Insomma, nulla piove dal cielo e ognuno è padrone del proprio destino. Meglio plasmarlo secondo le proprie aspettative piuttosto che agire passivamente. La Rodriguez, d’altronde, tutto è stata tranne che passiva, a cominciare da quando era giovanissima e abitava in argentina.

Belen e l’Argentina

A diciotto anni distribuivo volantini del cinema per strada. A diciannove facevo la pizzaiola in un ristorante”, racconta nel ricordare la sua gioventù nella terra d’origine. Papà Gustavo si guadagnava da vivere come venditore di attrezzi agricoli e di giardinaggio mentre sua madre si impegnava, nel ruolo di insegnante, ad assistere i bimbi disabili. Tentò la carriera da modella, ma non era il suo mondo:

“Mia madre è la donna più bella che io abbia mai visto. Gli amici le dicevano di fare la modella, ma lei no, poi un giorno partecipa a una sfilata, vede le altre che si spogliano con disinvoltura, rimangono in costume, mentre lei si tiene la pelliccia. Inizio e fine della sua carriera di modella. Da lì sceglie di fare l’insegnante ai bambini disabili”.

In Argentina la famiglia Rodriguez visse momenti non semplici. La situazione precipitò nel momento in cui il Paese sudamericano fu investito da una pesante crisi: “Quando Menem sale al potere vende le aziende statali agli americani, incluse le grandi aziende come la Pepsi Cola di cui mio nonno era vicedirettore, ebbene in quel momento l’Argentina cade in una profonda crisi economica. La gente ipoteca la casa, la macchina. Anche noi, da un giorno a un altro perdiamo la casa, senza poter prendere niente: divani, letti, piatti, asciugamani”.

A quella dimora Belen resterà sempre legata. Ancora oggi ha impresso nella mente il numero di telefono, “567 89 90”. Ha provato a chiamarlo dopo aver fatto i bagagli, le hanno risposto i nuovi proprietari. “E io riattaccavo”, chiosa. Quell’abitazione era per lei emblema di che cosa significhi il concetto di famiglia: “Quella casa significava anche mia nonna che intanto era morta. Comporre il vecchio numero era un tentativo di riportare il tempo indietro. La speranza scema che al telefono potesse rispondere lei“.

Fu così che la famiglia Rodriguez andò ad abitare in campagna, “non lontano dalla favela“. Un flash di quel periodo? “La casetta sull’albero costruita da mio padre. Cinque cani e due conigli. La mia preferita, Rebecca, una bastardina che un giorno muore investita da una macchina. A me dicono: “Si è innamorata ed è scappata”“.

Babbo Natale non esiste

Lei è poco più di una bimba, naturalmente ci crede così come ha creduto a Babbo Natale fino a quindici anni, cioè fino a quando suo cugino decide di dirle la verità. “Grande delusione, nonostante non amassi Babbo Natale. Dicevano: arriva dalla Finlandia, con le renne, e io me lo ritrovavo in Argentina smanicato, abbronzatissimo. Ho ancora le foto con i diversi Babbo Natale abbronzati nei centri commerciali. Pensavo: ma quanti sono? Qualcosa non tornava“.

L’infanzia di Belen fu segnata da tanto amore ma anche da tanta disciplina:

“Siccome mio padre frequentava la chiesa protestante, noi figli avevamo molti divieti, tra cui: vietato vedere programmi televisivi con contenuto mondano e non religioso. Guardavamo La casa nella prateria. Io mi identificavo in Laura Ingalls, la figlia che lottava per la giustizia scegliendo quasi sempre la soluzione sbagliata. Laura sa che la ragazzina ricca finge di non camminare. Per sbugiardarla la lancia da una rupe con la sedia a rotelle. Peccato che quella si faccia male, e Laura passi dalla parte del torto, col padre che cerca di spiegarle che va bene battersi per la verità ma non così”.

‘Belu’ come Laura Ingalls? “A quindici anni muore il padre della mia migliore amica e io voglio andare al funerale, però la scuola me lo vieta. Al che fuggo, scavalco il cancello e vado”. Come è finita? Cacciata dalla scuola. Quel carattere tenace che oggi l’ha portata ad essere ciò che è, una donna indipendente e di successo, comincia ad emergere nonostante le regole in famiglia continuino ad essere ferree:

“Mio padre – sempre per le regole della chiesa protestante – non mi permetteva di andare a ballare, né di partecipare ai viaggi di scuola. Vietato mettere gonne corte, vietato ascoltare musica, tranne le canzoni religiose. Insomma, non potevo fare niente, a parte frequentare la chiesa e prendere parte alle iniziative religiose tipo le escursioni”.

In quel periodo l’Argentina collassò: “Il fatto che la gente non avesse da mangiare. Saccheggiavano i supermercati, entravano nelle case, rubavano e uccidevano le famiglie. Un giorno arrivano da noi. In otto, armati e drogati di colla. Io ero in giardino, mi prendono per i capelli, mi trascinano dentro. Ci legano, pistole puntate alla testa“. Rubano tutto: “Dalle tazzine di caffè alle forchette. Dalla televisione alle lenzuola. Vestiti, scarpe, mutande, il mio book fotografico da modella”.

I malviventi, poi, la chiamano in bagno. Lei sola. Teme il peggio: “Penso: se non mi uccidono tutto il resto va bene, il resto lo posso dimenticare”. Cosa avvenne? “Vogliono sapere il numero del conto corrente di mio padre. Nient’altro. Dopo otto ore vanno via con tutte le nostre cose, ma ci lasciano vivi”.

La carriera da modella e il successo

La Rodriguez poi cresce, è di una bellezza sublime e tenta la via della moda Belen, iniziando la carriera di modella di biancheria intima in Argentina a 17 anni. Quindi lavora a Miami e in Messico e infine si trasferisce in Italia nel 2004. Anche qui non è tutto rosa e fiori. Prima tappa Riccione: “Arriviamo a Riccione e scopriamo che il nostro lavoro non è di modelle bensì di ragazze immagine. Noi che avevamo immaginato passerelle, foto, ci ritroviamo nei locali a ballare sui cubi“. La Rodriguez naturalmente non si abbatte e riesce a trovare un contatto di un’agenzia di moda di Bologna dove va di nascosto. Tramite l’agenzia, comincia a fare provini per la tv. La svolta. Il resto è storia che si sa.

Il regalo fatto ai suoi genitori coi primi guadagni è una casa “nel posto dei ricchi, con sicurezza h 24 e cancelli”. Oggi tutta la sua famiglia abita a Milano. Si è ricomposto il clima ‘family’ argentino: “Oggi che loro sono qui, in Italia, è come essere tornati indietro nel tempo. Domani mio padre arriva a Napoli per costruire una casa sull’albero a Santiago. Da settimane guarda tutorial su You Tube”.

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