Stefano Accorsi è uno dei divi nostrani più amati e apprezzati, protagonista di molti dei film più celebri degli ultimi 25 anni. Nonostante il successo e la popolarità, ha i piedi ben piantati a terra. Basti pensare che ha spedito il suo primo figlio adolescente a fare il cameriere perché “è importante che impari a guadagnare”. L’attore naturalmente non ha problemi a mantenerlo, ma è convinto che solo con i sacrifici si possono apprendere i valori che servono per affrontare la vita.
Stefano Accorsi parla del figlio cameriere: “Non posso lavorare io fino a 200 anni”
Accorsi è padre di 4 figli. Dal 2003 al 2013 ha avuto una relazione con l’ex-modella e attrice francese Laetitia Casta, con la quale il 21 settembre 2006 ha accolto il primogenito, Orlando, e il 29 agosto 2009 la secondogenita, Athena. Da 13 anni fa coppia con la modella Bianca Vitali, sposata il 24 novembre 2015 a Borgonovo Val Tidone. Con lei ha avuto Lorenzo, nato il 21 aprile 2017, e Alberto, venuto alla luce il 28 agosto 2020.
“Il mio figlio maggiore fa l’università ma anche il cameriere. Gli abbiamo fatto “la capa tanta” che doveva lavorare e gli è servito”, ha rivelato Accorsi in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. “In un ristorante italiano a Parigi – ha aggiunto -. È importante che impari a guadagnare. Io ho fatto il bagnino e mi ha fatto bene. E insisterò anche coi fratelli. Tutti hanno già i loro compiti. Scherzando, dico che la sopravvivenza dei gatti è affidata a Lorenzo, 8 anni.”
“Poi, sono quattro figli: dovranno mantenersi, non posso lavorare fino a 200 anni, per quanto la longevità mi stia a cuore”, ha dichiarato sempre il divo tra il serio e il faceto.
Il successo, il fisico palestrato e lo “sfracellamento”
Stefano Accorsi a 54 anni ha un fisico pazzesco, scolpitissimo. Da qualche anno ha iniziato a fare palestra con risultati più che evidenti. Da che cosa è nato il cambiamento? ‘Colpa’ del regista Gabriele Muccino che per un film gli aveva chiesto di presentarsi in forma. Non pensava però di ritrovarsi di fronte un attore palestrato in modo eccezionale. E infatti al cineasta quasi gli è venuto un colpo quando ha visto Accorsi con dei muscoli definitissimi.
“La palestra mi ha preso la mano, perché mi fa stare bene e penso che non basta campare tanto, ma bisogna campare bene. Poi, quando corro, mi vengono nuove idee. Pazienza se il 90 per cento sono idee sceme”, ha raccontato il divo che è poi passato a parlare della sua brillante carriera esplosa all’inizio degli anni Duemila con quattro film che lo hanno reso una celebrità: La stanza del figlio di Nanni Moretti, L’ultimo bacio di Muccino, Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, Santa Maradona di Marco Ponti.
Accorsi ha aggiunto iperbolicamente di aver pensato di essere Dio in quel momento. Poi, però, si è ‘sfracellato’. “Faccio un film e funziona, ne faccio due funzionano, tre, quattro e dico: vabbè, ma allora l’ingrediente segreto sono io. Ed è lì che ti sfracelli”, ha spiegato, per poi proseguire nel ragionamento. Che cosa è accaduto? Di colpo è subentrata la paura di deludere il pubblico, di non riuscire a ripetere i successi ottenuti in precedenza e di non essere in grado di prendere le scelte corrette:
“Avevo paura di scegliere il film sbagliato, di deludere il pubblico. Da un momento all’altro, avevo i fan fuori casa, accendevo la tv e parlavano di un mio film. Una volta, per strada, un ragazzo in macchina mi ha riconosciuto, si è distratto e ha fatto un incidente. Non si è fatto niente per fortuna. Insomma, arrivavano affetto e attenzione, ma per un attore è importante guardare e io non potevo più guardare, ero solo guardato. Era scioccante perché tu desideri che i film che fai vengano amati, ma quando ti succede, tante cose non le hai messe in conto. Mastroianni diceva una cosa divertentissima: l’attore è uno che desidera avere successo e poi quando ce l’ha si mette degli occhiali da sole per non farsi riconoscere”.
La fuga in Francia e la rinascita in Italia
A un certo punto è andato a vivere in Francia e ha iniziato a dire di no a molte offerte lavorative: “Tanti no, ma molti anche a ragione: mi proponevano dal sedicenne all’anziano di 85 anni… Arrivavano montagne di copioni”. Con il trasferimento a Parigi calarono le proposte dall’Italia e iniziò il periodo difficile: “Io lavoravo un po’ in Francia ma non era lo stesso, e mi chiedevo: e se quel successo non tornasse mai più? Era angosciante. Nel frattempo, in Italia ho fatto film come Baciami Ancora e Saturno Contro, però tre o quattro in nove anni: pochi”.
E ancora: “Più che altro, ero triste. Infatti, lo sfracello si è fatto interessante solo quando ho iniziato a darmi delle colpe, perché lì ho smesso di dirmi: ma perché non mi chiama? Ho detto: ma perché non lo chiamo?”. Fu così che cominciò la sua rinascita interiore. Ebbe l’idea della serie 1992, grazie alla quale tornò in Italia. Nel frattempo si mise anche al lavoro per ideare Orlando Furioso in teatro. Chiamò il produttore Marco Balsamo con il quale mise in piedi il progetto. “Lo sfracello, se lo sai interpretare, ti serve per il futuro”, ha commentato Accorsi, in riferimento alla sua risalita dalle tenebre.

