Addio a David Riondino. L’attore, cantante e regista è morto a 73 anni. Si è spento domenica 29 marzo, nella sua casa romana, a causa di una grave malattia contro cui lottava da tempo. A dare l’annuncio della scomparsa è stata l’amica illustratrice e designer, Chiara Rapaccini. I funerali saranno celebrati martedì prossimo, nella Chiesa degli Artisti. Riondino era nato a Firenze nel 1952 e nell’arco della sua vita ha abbracciato il mondo dell’arte a 360 gradi, divenendo una delle figure più poliedriche del panorama culturale italiano. Ha lavorato in svariati ambiti: cinema, tv, musica e teatro. Mitico e imperituro il brano “Maracaibo“, scritto insieme a Lu Colombo nei primi anni Ottanta.
Morto David Riondino: il ricordo dell’ex fidanzata Sabina Guzzanti
L’ultimo progetto a cui ha dato vita è la Scuola dei Giullari, un centro di formazione diffuso pensato per la realizzazione di canzoni, fra tradizione della poesia orale ed eccellenze contemporanee. Riondino è stato un artista libero e impossibile da incasellare in una categoria. Lungo tutta la sua carriera è stato in grado di attraversare molti generi e discipline.
Riondino si è sposato due volte ed ha avuto una figlia, Giada. Inoltre ha avuto una relazione con Sabina Guzzanti. L’attrice e regista ha commemorato l’ex compagno pubblicando una foto di loro due assieme in un ristorante, impreziosendola con una didascalia affettuosa: “Io e te siamo stati fantastici”. In passato, a proposito della storia sentimentale disse: “Siamo stati insieme tanti anni. Un amore bello e complesso, lui colto e gentile. Una storia lunga, complicata, ma oggi siamo molto amici”.
La carriera e la censura
Negli anni 70, nella sua Firenze, quando aveva da poco compiuto vent’anni, diede vita al Collettivo Victor Jara, eclettica cooperativa di teatro-musica-animazione intitolata all’omonimo cantautore cileno assassinato, perché si espose a favore del presidente Salvador Allende. Tra i tanti con cui ha poi lavorato in radio, in televisione e al cinema figurano Dario Vergassola, Paolo Rossi, la già citata Sabina Guzzanti e Stefano Bollani.
“Per me, essere artista significa dare forma a ciò che è invisibile, emozioni, pensieri, intuizioni, stati d’animo, idee sociali. Bisogna essere onesti con sé stessi, nella vita come nell’arte”, aveva spiegato quando gli era stato chiesto quale era la base del suo approccio artistico. Negli anni Ottanta è stato collaboratore in veste di verseggiatore satirico di varie riviste di satira e controcultura, tra cui Tango e Cuore, supplementi de L’Unità. Ha anche scritto per Comix, Linus e Il Male.
Alla fine degli anni Ottanta si fece conoscere anche dal grande pubblico televisivo, dando vita a personaggi bizzarri e spassosi, come ad esempio Joao Mesquinho, lo strano “cantautore brasiliano”, ospite istituzionale nel salotto del Maurizio Costanzo Show su Canale 5. Nel 1994-95 ha condotto su Italia 1 con Daria Bignardi A tutto volume. Tante anche le ospitate a Quelli che il calcio.
Ha anche creato un sodalizio artistico con Paolo Rossi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. I due artisti, in questo periodo, fecero parte del cast del film Kamikazen (1987), diretto da Gabriele Salvatores. Inoltre furono protagonisti di spettacoli teatrali di successo come Chiamatemi Kowalski (1990) e La commedia da due lire.
Riondino, nel 2003, conobbe sulla sua pelle la censura. All’epoca faceva parte del cast di Raiot, trasmissione di Sabina Guzzanti in onda su Rai3. Il programma venne tolto dal palinsesto dopo la prima puntata. La vicenda fu così commentata: “Bisogna considerare che siamo in un periodo di guerra, c’è la crisi economica, e ci troviamo in un clima pre-elettorale: assistiamo dunque a tecniche di battaglia di un governo gestito per la prima volta da un esperto di televisioni. E le opinioni espresse da liberi artisti sono considerate pericolose. Ma tranne nei casi di Sabina, Santoro e pochi altri, non sempre, non necessariamente, i blocchi vengono imposti dall’alto. Spesso i funzionari diventano più realisti del re. Insomma, il lavoro sporco lo fanno gli altri”.
Tra le sue svariate attività, c’è anche quella da regista di film. Si mise dietro la cinepresa per realizzare Cuba Libre, velocipedi ai Tropici nel 1997 e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba. Inoltre è stato uno scrittore prolifico. Con Feltrinelli ha pubblicato Rombi e Milonghe e per Nottetempo Sgurz. Nel 2016, per Magazzini Salani, ha dato alle stampe Il Trombettiere, poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara.

