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Musica

Marco Mengoni: “Ho fatto il test del Dna, sono italiano solo al 35%”

Il cantante, alla vigilia dell’uscita dell’album “Pelle”, si confessa a ruota libera: successo senza fine per l’artista

Marco Mengoni continua a mietere successi. La sua agenda è perennemente piena: concerti, lavoro in studio, ricerca di nuovi sbocchi artistici e tanto altro. Il cantante ora riparte con “Pelle“, il secondo album del progetto “Materia” dopo “Terra”. All’uscita manca pochissimo: da venerdì 7 ottobre sarà disponibile. Nel frattempo Mengoni ha lanciato il suo nuovo tour nei palazzetti in un Forum di Assaggo sold out. L’anno che verrà sarà ancor più impegnativo. Ad attenderlo ci sono diverse tappe negli stadi (dopo le tappe dei mesi scorsi a San Siro e all’Olimpico di Roma, sarà la volta degli stadi di Padova, Salerno, Bari, Bologna e Torino).

Il messaggio che voglio trasmettere deve essere chiaro – ha dichiarato Mengoni in riferimento a “Pelle” -. Nella musica non possono esistere confini e barriere. E combatteremo contro chi cerca ancora di costruirle”. Il musicista sta passando un periodo tanto intenso quanto soddisfacente. “Sono felice, contento e anche molto fiero di quello che sto facendo”, ha sottolineato poco prima di esibirsi nella cornice del Forum di Assago. “Siamo alla seconda tappa di tre di questo progetto: il puzzle si sta componendo”, ha aggiunto.

Dietro al progetto “Materia“, distribuito su tre fasi, c’è un complesso e profondo lavoro musicale, artistico e umano. Trattasi di tre album che hanno un fil rouge ma al contempo costruiti su temi differenti. Tre i pilastri su cui Marco ha messo tutto il suo impegno, affrontando le sue origini musicali,  le sue ricerche sonore e la sua attenzione verso la contemporaneità. Mengoni ha lavorato parecchio sulle contaminazioni, per le quali ha sempre avuto un pallino, vedendo nella moltitudine un’opportunità.

E pensare che l’idea di mettere insieme influenze differenti facendo dialogare culture apparentemente distanti è sbocciata quasi per caso, dopo  un test del Dna. “Ho scoperto che solo per il 35% sono italiano – ha raccontato il cantautore -. Sono un meticcio, come lo siamo tutti. In qualche modo anche il disco è solo per il 35% italiano, l’altro 65% è contaminato da culture musicali e suoni completamenti diversi da quelli che sono abituato ad ascoltare (anche attraverso l’uso di strumenti insoliti e di parole prese a prestito da lingue diverse, dal maori allo spagnolo)”.

Secondo Mengoni l’arricchimento personale transita proprio dall’esplorazione di nuove vie, di nuovi tragitti, di nuove culture. Il trucco è quello di lasciarsi permeare dalla diversità, utile a stimolare il confronto con gli altri e con se stessi. Il fine è abbattere i confini, abbracciare ciò che non si conosce, non porsi limiti e non chiudersi. Perché la chiusura fa crescere muri e fa aumentare le distanze. Ed è così che ci si ritrova in “guerre stupide”. “Per questo e quello che sta succedendo nel mondo mi fa male”, ha concluso Mengoni in riferimento a ciò che sta avvenendo tra Ucraina e Russia.

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