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J-Ax come non lo avevamo mai visto: il bello di essere brutti

j-ax-the-voiceJ-Ax si racconta: Il bello di essere brutti

Il bello di essere brutti è l’ultimo lavoro discografico di J-Ax. L’inizio del progetto coincide con l’esperienza di coach nella precedente edizione di The Voice of Italy, talent da cui ha ottenuto un riscontro assolutamente positivo ed è anche per questo se stasera lo rivedremo come coach a The Voice 3. In tutte le sue canzoni, dalla prima all’ultima, ritroviamo una critica verso la società, esposta da una voce che si schiera dalla parte dei “brutti dentro”, ma non a livello estetico: quelli che dicono la loro senza censura, accettandone le conseguenze. Proprio questo aspetto è stato premiato e dopo The Voice il pubblico si è complimentato con J-Ax: “Bella zia, sono contento che in tv ci sia uno come te che ha un pensiero critico e parla senza censure.”, questa affermazione ha regalato lo spunto per portare avanti un tipo di musica critico, firmato J-Ax, che racconta “Mi sono sempre sentito diverso più per i miei handicap sociali che per il mio aspetto fisico.”. 

J-Ax, Il bello di essere brutti: è tempo di fare i conti col passato

Cosa intende J-Ax per handicap sociali? Sembrerà banale, ma quando si dice che ognuno è il risultato delle proprie azioni, di quel che ha vissuto e del suo passato è assolutamente vero. Vale anche per J-Ax e i motivi che tutto’ora, all’età di 42 anni, con una carriera degna di nota e una moglie meravigliosa, continuano a farlo sentire diverso. In un’intervista rilasciata per “Vanity Fair”, ha raccontato il suo passato e il periodo più buio della sua vita. Nato da una famiglia che all’epoca poteva associarsi ad una classe medio-bassa, ha sicuramente sentito su di sè il peso della differenza di classe sociale, anche a scuola, quando era un bambino. Si sentiva diverso da tutti gli altri ragazzi di Milano con le camicie griffate e scalatori sociali. Con il trasferimento fuori provincia, J-Ax ha iniziato a sentirsi più integrato: la regola era il ragazzo ribelle, il bullo che manifestava e non si preoccupava delle conseguenze. Non è che J-Ax rifiutasse le regole e il rigore, più semplicemente il suo stile di vita non poteva essere affine alla sua personalità, se per sentirsi integrato nella società, avrebbe voluto dire annullarsi.

J-Ax: Il bello di essere brutti e innamorati

Quello di J-Ax è un passato movimentato, che per certi versi si può definire buio: è lui stesso ad ammettere che per farla finita con il vizio dell’alcol e dell’abuso di sostanze, ha avuto bisogno di un programma di terapia e psicanalisi. Sono anni ormai che ha smesso con queste cose, ma guardando al passato, ha come l’impressione di aver perso tempo nel modo sbagliato: “Se guardo indietro mi faccio più critiche che complimenti. Nascondevo i problemi sotto il tappeto. Tutti. Quelli che hanno fatto sì che la band finisse, che io abbia cambiato casa discografica, che le persone che lavorano con me oggi non sono le stesse di allora. Se c’è una cosa che non rifarei mai è provare la cocaina.”. Proprio nel momento in cui ha chiuso con il passato da “bad boy”, J-Ax  ha conosciuto quella che poi è diventata la donna della sua vita. J-Ax è un sentimentale, infatti ammette che incontrare la persona giusta è una fortuna. Il fatto che abbia incontrato sua moglie quando ha smesso di cadere in tentazione, non è un caso. Infatti, prima di amare qualcun altro, bisogna volersi bene e J-Ax lo riconosce. In quel periodo si apprezzava, perchè oltre ad essere uscito dall’oblio, era il periodo in cui l’album “Domani smetto” era in testa alla classifiche musicali italiane, quindi anche la carriera andava a gonfie vele.

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