Connect with us

Amici

Riki si svela: “Prima di Amici non mi volevano perché non ero social”

Riccardo Marcuzzo e i socialRiki si confessa: niente Facebook e Instagram fino a poco tempo fa e niente contratti

Riccardo Marcuzzo, in arte Riki, è sulla cresta dell’onda: cantante del momento e fenomeno social. L’artista milanese dopo la cavalcata nel talent show Amici sembra davvero non avere freni e conoscere tutti i trucchi della comunicazione. Una cosa non da poco per un musicista nell’epoca dei social e della condivisione. Eppure Riki, come lui stesso ha confessato in una recente intervista al Corriere della sera, è un neofita di Facebook e Instagram. Ci sta sopra solo da un anno. Roba da non credere per uno che oggi fa fortune sul web e che è nato sotto il segno della generazione dei cosiddetti nativi digitali. Fatto sta che fino a poco tempo fa non aveva neppure un account. Ahi lui: no follower, no contratto. Il vento però è cambiato, eccome. Andiamo a sentire le sue parole.

Riki si confessa: “Non avevo un account social e non interessavo ai discografici”

Riki ha 25 anni, ha appena trionfato nella sezione canto di Amici e ha una laurea triennale in Design. Ecco, a proposito di laurea, l’artista ha dichiarato al Corriere della sera che ai tempi dell’Università non aveva nemmeno l’account Facebook e Instagram: “All’università ero l’unico a non avere Facebook. Sono uno che si perde facilmente e temevo di finirci dentro delle ore ed estraniarmi dalla realtà. Quando proponevo i miei provini ai discografici mi dicevano che non gli interessavano perché per fare musica ci vogliono i follower. Così ho aperto Instagram e poi gli altri social”. Marcuzzo ha imparato in fretta come gira il mondo dello spettacolo, ma soprattutto ha imparato in fretta che la visibilità, per uno nella sua situazione, è tutto. Naturalmente dopo il canto.

Marcuzzo: l’aneddoto e il segreto del nome d’arte Riki

Riccardo ha assorbito in un batter d’occhio come sfruttare i social e, memore anche di nozioni di marketing e design, ha presto fatto il botto: “Il faccino conta, il nostro aspetto è un biglietto da visita. Quando lavoravo nel design il nostro biglietto da visita sembrava una cosa da studio con 30 dipendenti. I clienti restavano colpiti, poi dovevamo dimostrare di valere quello che il biglietto lasciava immaginare”. Tuttavia la creatività mostrata nel settore del design non è andata perduta. Anzi è stata riciclata per il nome d’arte: “Dalle memorie di una lezione di marketing che suggeriva l’uso di due sillabe, dalla voglia di italianità quindi niente ‘c’ e ‘y’ e dall’esigenza di rende il nome graficamente e le due ‘i’ speculari offrono mille spunti”.

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altro in Amici

Post Popolari

Scelti per voi

To Top