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Cinema

Race, il colore della vittoria, film: trama e cast

race-filmArriva il film più atteso su una figura storica dello sport. Tutti pronti per Race: il colore della vittoria

Berlino, 1936: Jesse Owens, figura emblematica dello sport vince le Olimpiadi. La storia di una leggenda che si è fatta, genesi e vita successiva ad una delle vittorie che tutti ricordano per l’elemento straordinario che Jesse Owens rese possibile con il suo eccezionale risultato. Il messaggio di sacrificio, impegno, dedizione, entusiasmo e passione traspare tutto. Se Rocky Balboa ha riscattato insieme a Mohammed Alì il pugilato portandolo in una sorta di Olimpo sportivo per Hollywood e questa tipologia di film, Race con la storia di Jesse Owens ci riesce allo stesso modo per la corsa. Perché fu qualcosa la sua performance atletica che l’occhi umano non ebbe memoria sul momento, di aver mai visto prima. Ma dietro ogni grande risultato dei vincenti ci sono anche storie di ombre, ci sono situazioni in una Berlino del 1936 con forti problemi di integrazione e razzismo. Ma non necessariamente tedesco, anche d’oltreoceano come ci viene mostrato nel film.

Il caso di Jesse Owens e il problema dell’integrazione

Jesse Owens viene ricordato come il Mercurio dai piedi alati, così potremmo definirlo per lo straordinario risultato che gli valse la vittoria alle Olimpiadi. A livello sportivo è stato colui che ha intensificato il messaggio dell’impegno per un obiettivo, della caparbietà, a livello metaforico e mediatico viene ricordato per l’atleta cui sembra il Fuhrer non strinse la mano e che nemmeno l’allora presidente americano Roosevelt ricevette mai alla Casa Bianca.

Lo sport oggi. Siamo ancora in una Berlino del 1936?

Per fortuna no, visto che abbiamo atleti afroamericani e di tutte le nazionalità che continuano a vincere come  Jesse Owens. Race è un film da non perdere, non soltanto perché ha ragione a sostenere che non c’è un colore nella vittoria, ma perché risultati come quelli di Owens sono ancora possibili con l’allenamento, la passione, la caparbietà e quella che Steve Jobs, avrebbe definito “fame”, che spinge a correre verso i propri obiettivi, intendendo con la sua celebre “stay hungry, stay foolish” a non impigrirsi e ripiegarsi su se stessi, ma a migliorarsi per grandi vittorie.

 

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