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Giletti rompe il silenzio: Rai, addio a L’Arena, scelta sul futuro e appartenenza politica

Massimo Giletti rompe il silenzio: l'intervista a LiberoMassimo Giletti rompe il silenzio: l’addio a L’Arena, la Rai, la scelta sul futuro, la politica

Oggi parla Massimo Giletti. E questa è già una notizia, visto che in tanti hanno parlato di lui negli ultimi tempi tranne il diretto interessato. Il conduttore de L’Arena si sfoga con una lunga intervista al quotidiano Libero e rompe finalmente il silenzio. Il torinese non scioglie ancora la riserva su cosa farà in futuro. Per saperlo, bisogna aspettare ancora un paio di settimane, non di più. In compenso, nel colloquio con giornale fondato da Feltri svela i retroscena che hanno portato alla chiusura del suo storico programma. Il talk show ha dato fastidio a molti, con le sue inchieste sulla casta e i dibattiti accesi, Giletti lo dice chiaramente. Non solo: in Rai in molti gli hanno pestato i piedi, ostacolandolo, nonostante gli ascolti record conquistati di puntata in puntata. Contro di lui, i poteri forti.

Giletti: il futuro in Rai e le ragioni della chiusura de L’Arena, lo sfogo del conduttore a Libero

Giletti è un fiume in piena: dopo settimane di silenzio assordante, in merito alla chiusura de L’Arena e al suo futuro, arriva lo sfogo. “Non ho ancora preso una decisione”, afferma il cinquantacinquenne, sul fatto se restare nel servizio pubblico radiotelevisivo o migrare su altri lidi. “Dalla Rai si entra e si esce. Spesso ho trovato in questa azienda persone che non mi hanno aiutato, anzi hanno cercato di ostacolarmi”, confessa. Però per fortuna non tutta l’azienda gli ha messo i bastoni fra le ruote. “C’era poi una parte sana che mi dava una mano perché sapeva come lavoravo. E si stava a galla con gli ascolti”, chiosa, riferendosi ai numeri record che ogni domenica gli regalavano la leadership assoluta del pomeriggio (4 milioni e rotti, oltre il 20% di share).

Massimo e la domanda sull’appartenenza politica del direttore generale: la confessione

Il conduttore si definisce uno spirito libero e un anarchico e rivela di essere stato chiamato da un direttore generale che gli chiedeva da che parte stesse politicamente. “Gli risposi ‘Se non lo capisce vuol dire che faccio bene il mio lavoro'”. Nel colloquio con Libero evidenzia il carattere anti-casta del suo lavoro, che gli ha regalato successo ma anche critiche. “Sono contro le ingiustizie e i poteri forti che si approfittano della loro posizione e non fanno bene il loro mestiere; un conduttore deve stimolare il cambiamento”. Definisce Renzi figlio di Berlusconi, mediaticamente; entrambi, per lui sono due animali televisivi. Infine, sulla concorrenza di Barbara D’Urso è molto corretto, da buon dirimpettaio. “Abbiamo storie diverse, ognuno fa la sua televisione”.

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