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Massimo Giletti, Non è l’Arena: le parole su Frizzi e nuove verità sulla Rai

Massimo Giletti non è l'arena la7Massimo Giletti, Non è l’Arena: grazie a Fabrizio Frizzi e a Lamberto Sposini. Ho sbattuto la porta andando via dalla Rai

Massimo Giletti is back. Addio alla casa vecchia, la Rai. Benvenuto nella nuova abitazione, La7. Il ritorno sul piccolo schermo del noto giornalista era attesissimo ed è stato servito con un’apertura dirompente. La sua Non è l’Arena decolla infatti con un suo monologo dove, manco a dirlo, ci finisce di mezzo la Rai: 27 anni nel servizio pubblico radiotelevisivo italiano, d’altra parte, non si scordano facilmente. Né nel bene, né nel male. Dunque, meglio iniziare una nuova avventura tracciando una linea di continuità tra quel che fu e il nuovo che avanza. Così Giletti, prima di dare il via alla scommessa fatta assieme ad Urbano Cairo, ha voluto mettere tutti i puntini sulle I su quanto accaduto nei mesi scorsi. Mesi turbolenti e pieni zeppi di polemiche.

Non è l’Arena, Giletti: “Ho riavvolto la memoria, quei 27 anni…. Ho pensato a Lamberto Sposini e Fabrizio Frizzi”

Ho riavvolto la mia memoria, quei 27 anni passati nell’azienda che io amavo…”, inizia così la sua avventura su La7 Massimo Giletti. Il suo monologo d’apertura guarda al passato e al futuro, perché quasi un trentennio, che piaccia o no, pesa sul groppone. Soprattutto quando un direttore generale (lo racconta il giornalista), ti invita nel suo ufficio e ti dice che il tuo programma, che macina ascolti e successi, deve chiudere. Questione di linea editoriale. Una porta sbattuta, quella da Giletti, in questi casi è perdonabile. Ma là, in Rai e in quei 27 anni, ci sono anche amici incontrati e stimati da salutare e per cui spendere qualche parola: “Ho pensato a due amici Lamberto Sposini e Fabrizio Frizzi, capirete perché non cito altri”.

Massimo Giletti e la Rai: “Sono entrato da ragazzo e sono uscito giornalista”

Al di là di come sia finita la storia ‘d’amore’ con la Rai, Giletti non dimentica di guardare più indietro nel tempo. Risale così fino all’inizio di quei 27 anni: “Io in quell’azienda sono entrato ragazzo e sono uscito giornalista. Gior-na-li-sta”. Si torna poi sul passato recente, quello più doloroso. Quello in cui L’Arena è stata depennata dal palinsesto e in cambio è giunta l’offerta di guidare un varietà. Ma Giletti non ci sta. La sua creatura televisiva è stata cassata, maltrattata. Non c’è più spazio per ricucire, soprattutto se dalla cronaca, dalla politica, dall’attualità, bisogna passare al varietà. “Mi sarei tradito”, chiosa il giornalista. Il monologo si conclude. Spazio poi per un saluto mandato da Fiorello. S’accendono i riflettori: è tempo della nuova Arena. Ops di Non è l’Arena.

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