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Marco Giordano, Io non mi arrendo: la storia di Roberto Mancini

beppe-fiorello-roberto-manciniChi era il poliziotto Roberto Mancini? La vera storia di Marco Giordani della fiction Io non mi arrendo con Beppe Fiorello

Roberto Mancini torna in vita grazie a Beppe Fiorello, protagonista della fiction Rai Io non mi arrendo. Il nome del poliziotto è stato cambiato per esigenze di copione in Marco Giordano. Ma la storia resta drammatica, commovente e pronta a far riflettere gli italiani. Chi era davvero Roberto Mancini? Investigatore di polizia, è stato il primo ad indagare sui traffici dei rifiuti tossici che hanno avvelenato quel lembo di terra campana che va dal Garigliano fino al Vesuvio, oggi conosciuta a tutti come Terra dei Fuochi.

Chi era il poliziotto Roberto Mancini? Il primo ad indagare sulla Terra dei Fuochi

A inizio Anni Novanta il poliziotto Roberto Mancini lavora su un mistero che non sembra importare a nessuno. Molti presunti imprenditori comprano terre senza valore per sotterrare spazzatura: un affare che vale milioni e milioni. Mancini si mette a lavoro insieme ad una squadra di colleghi, in tutto una decina. Da lì comincia un’indagine che dura anni e che porta Roberto a pagare con la propria vita: l’investigatore si ammala di cancro, proprio a causa della Terra dei Fuochi. Tumore che lo uccide definitivamente nel 2014, a soli 53 anni, lasciando la moglie Monica e la figlia Alessia. Roberto si ammala perché, come consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti della Campania, ha portato avanti numerosi sopralluoghi in quelle zone, venendo a contatto con i rifiuti radioattivi. Per questo dopo la sua morte la famiglia ha chiesto allo Stato italiano un risarcimento, che è ammontato a soli cinquemila euro. Oggi la signora Mancini non vuole altri soldi, ma desidera solo che il lavoro di Roberto venga portato avanti, tanto che è la stessa Monica ad organizzare convegni e incontri nella scuole sul tema della Terra dei Fuochi.

La storia di Roberto Mancini: le parole di Beppe Fiorello

“Roberto Mancini aveva scoperto e denunciato tutto questo, eppure non gli hanno dato retta. Non conoscevo la sua storia, prima che me la proponesse il produttore: leggendo le prime pagine del soggetto mi sono arrabbiato, perché quest’uomo era sempre solo. Più dimostrava, più veniva emarginato. Nella sua carriera è stato addirittura degradato. Il suo dramma è paragonabile a quello dei giudici Falcone e Borsellino, i più famosi, ma anche a Peppino Impastato, Pippo Fava, Mauro De Mauro. Sono gli eroi civili, vittime della tragica storia di questo Paese: nessuno di loro è più con noi, li hanno fatti fuori tutti. Questo deve farci riflettere: volevano un futuro migliore per l’Italia e non ci sono più” così Beppe Fiorello, attore protagonista di Io non mi arrendo, ha elogiato la figura del protagonista.

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