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Lele Mora a Verissimo: “Ho perso 50Kg, mi fa più paura il carcere della morte” – Intervista integrale

lele-mora-verissimoLELE MORA, DOPO IL CARCERE, OSPITE A VERISSIMO – Non vuole più farsi chiamare Lele, l’ex agente dei vip finito in carcere il 20 giugno 2011 per bancarotta fraudolenta. Dopo 400 giorni di carcere e 50 kg persi, Lele Mora torna in tv, ospite di Silvia Toffanin a Verissimo. Sono ormai lontani i tempi dei lustrini, delle feste e del suo look total-white: Mora si presenta negli studi di Mediaset vestito completamente di nero. Il Lelemorismo, che lo stesso protagonista commenta con un “Mi fa schifo“, non esiste più, il nero ha preso il posto del bianco e Gabriele ha preso il posto di Lele. Oggi Lele Mora si trova presso la Comunità di Don Mazzi, Exodus, dove coltiva la terra, come faceva suo padre, insieme ad altri ragazzi: “Ora sono da Don Mazzi , ma non mi hanno ancora dato l’affidamento ai servizi sociali, spero me lo diano da Don Mazzi. Non avevo mai detto che facevo beneficienza, con Don Mazzi siamo molto amici e avevo promesso che sarei venuto da lui“. Per Lele Mora però i guai con la giustizia non sono ancora finiti, Lele Mora infatti è coinvolto anche nel caso Ruby, ma lui si dice sereno: “Non c’è niente e spero che finisca tutto in una bolla di sapone e credo che i giudici faranno bene il loro lavoro. Sono tranquillo perché so che non c’era niente”.

LELE MORA E IL CARCERE – L’esperienza in carcere per Lele Mora è stata dura: “Ho sofferto con dignità, mi spiace per la mia famiglia che ha sofferto molto. Ho una paura terribile di tornare in carcere, mi fa piu paura il carcere della morte“. I segni della prigione Lele Mora li porta sul suo corpo: “Ho perso 50 kg, non mangiavo il cibo del carcere, ero in isolamento e non avevo il fornellino perchè avevano paura e quindi mi nutrivo di quelle poche cose che potevo“. Ai microfoni di Verissimo, Lele Mora si guarda indietro e commenta così i suoi errori: “Certe cose che ho fatto mi fanno schifo, ho dato a qualcuno qualche illusione, ma non perché illudo, ho regalato dei sogni che a volte si sono avverati. Ho fatto diventare famoso anche chi non aveva talento, invece ci vuole la gavetta; mi ha dato noia creare personaggi che non hanno senso, che sono vuoti. Ci sono però anche personaggi validi che hanno studiato e sono oggi bravissimi attori, come Francesco Arca e Luca Argentero. Di cose brutte non ne ho fatte, non ho mai indotto nessuno a fare certe cose. Erano cene di divertimento dove si potevano fare conoscenze, io mettevo insieme il personaggio politico, imprenditore con la piccola artista che voleva crescere, ma c’è chi ha visto questo con l’occhio della cattiveria, ma di sporco non c’era niente“. Lele Mora è stato per anni l’agente più potente, ma che cosa ha sbagliato? “Fino al 2002 non si conosceva la mia faccia, solo il mio nome, ho sbagliato, mi sono fatto coinvolgere dal luccichio e mi sono lasciato coinvolgere, dovevo rimanere dietro le quinte e con questo errore sono diventato vittima di me stesso. Molti mi hanno lasciato perché apparivo più io di loro e sono arrivato ad un momento in cui ero più star io di loro. Prima ero timido, poi ho provato questa emozione e li mi sono rovinato con le mie mani“.

LELE MORA E LA SUA FAMIGLIA – Silvia Toffanin cerca di capire se c’è stato comunque un risvolto positivo in tutta questa storia: “Ho fatto il mio lavoro con tanta passione, ma questo amore lo toglievo alla mia famiglia e al mio essere. Ho trascurato i miei figli per star dietro al mio lavoro, ho tolto a loro le carezze per dedicarmi all’azienda. Questa brutta esperienza, che ho superato grazie a loro, ha avuto un risvolto positivo perché ho capito che sono loro la cosa più importante. Ho chiesto scusa ai miei figli perchè non si meritavano questo, sono stati meravigliosi. Anche la mia ex moglie è stata meravigliosa, li ha fatti crescere benissimo, è una donna che devo ringraziare. Ha saputo mettersi da parte ed essere mamma. La prima telefonata quando sono uscito dal carcere l’ho fatta a mia mamma Amerina. Ha sofferto anche lei, avevamo paura che mio padre, che non stava bene, morisse mentre ero in carcere. Ho tre sorelle che anche loro hanno fatto di tutto per starmi vicino. Il Natale lo passerò in famiglia, cucino io, sono un grande chef, ho iniziato così, ho fatto 5 anni di alberghiero e sognavo di avere un albergo tutto mio“. La famiglia è una certezza oggi per Lele Mora, ma dei tanti amici che prima lo circondavano alle feste in villa in Sardegna ne sono spariti molti: “Citarli sarebbe dar loro troppa importanza, la vita è fatta anche di questo, una volta non perdonavo, oggi perdono tutto“. Ma ci sono anche persona che nel momento del bisogno si sono dimostrate vere amiche: “Quando sono tornato libero il 1 agosto 2012 è venuta Elenoire Casalegno, Ornella Muti, Sabrina Ferilli e tanti altri. E’ stato emozionante“.

LELE MORA E IL TENTATIVO DI SUICIDIO – In carcere Lele Mora aveva tentato di togliersi la vita e oggi racconta così quei momenti: “Voglio ringraziare la Polizia Penitenziaria, sono persone speciali, grazie a loro sono ancora vivo. Volevo farla finita, era Natale, ero in una cella chiuso. Era un momento brutto, non capivo più niente, ero in uno stato distruttivo. Un giorno ho aspettato il cambio della guardia, ero sotto psicofarmaci, ho staccato dei cerotti che erano attaccati ad una lampada e me li sono messi sul naso e sulla bocca, poi mi sono coperto tutto sotto il cuscino e alle lenzuola. Mi ha salvato un ragazzo che mi portava la posta, io lo chiamavo Maria De Filippi, perchè ogni volta che passava mi diceva C’è posta per te. Non rispondevo e lui mi ha salvato. Era una voglia di farla finita, non capivo perché mi venisse negato tutto, la mia psiche era andata. L’unica cosa che mi rasserenava era la visita dei miei figli”.

LA CELLA DI LELE MORA – Vicino alla cella di Lele Mora, la n. 25, c’era la n. 26, quella di Olindo Romano: “Ci siamo visti poco perchè lui era in isolamento totale blindato e lo vedevo quando andava a fare i colloqui con la sua Rosa ed era tutto felice e pimpante. L’amore fa anche questo. Nel mio reparto c’erano casi estremi e anche qualcuno di pericoloso. Ma c’erano anche persone buone, nonostante i loro reati. Oggi scrivo a Luca, il rapinatore per bene, lui faceva le rapine a volto scoperto e mentre usciva dalla banca dava i soldi alle vecchiette povere“. Lele Mora racconta anche di una donna, Elena da Parma, che lui non conosce e che ogni giorno gli ha scritto una lettera in carcere.

LELE MORA COME ICARO -“Ho fatto come Icaro, lui pensava di poter fare tutto, di volare, ma poi il sole ha sciolto la cera che teneva le sue ali, come Icaro ho volato troppo in alto e sono caduto e sono finito in carcere. Il passato è un capito chiuso, in futuro se potrò farò di nuovo questo lavoro, ma rimarrò dietro le quinte“.

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