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Cinema

30° Torino Film Festival: sezioni e film più significativi

sezioni e film più significativi 30 Torino Film Festival30° TORINO FILM FESTIVAL SEZIONE TORINO 30 – Tra i film più rappresentativi della sezione Torino 30 del 30° Torino Film Festival, c’è  l’opera prima “Arthur Newman” di Dante Ariola, in cui l’attore pluripremiato del “Discorso del ReColin Firth, proprio come il pirandelliano Mattia Pascal, interpreta due diversi personaggi, uno reale, Wallace Avery, dal quale il protagonista della pellicola vuole fuggire il più lontano possibile, e uno inventato di “sana pianta”, l’Arthur Newman del titolo, libero da qualsiasi tipo di problema e capace di godersi la vita come mai prima d’ora. Qualche volta nella storia, la prima identità torna ad emergere prepotentemente sull’altra, soprattutto quando fanno capolino i ricordi legati al figlio dell’uomo, un bambino diventato adolescente, al quale Wallace Avery non è mai riuscito a dare l’amore paterno che meritava, e alla ex moglie che non perdeva occasione di colpevolizzarlo per tutte le sue mancanze. In questo difficile stato di cose quindi, non rimane altro da fare che scappare, diventando Arthur Newman, una persona senza passato che può iniziare una nuova vita, dedicandosi alla sua più grande passione, il golf professionistico. Sulla sua strada però, si presenterà Mike (Emily Blunt), una bella e fragile ragazza di cui s’innamorerà, e che avrà l’arduo compito di riportarlo sulla retta via, convincendolo ad assumersi finalmente le sue responsabilità di genitore, e a recuperare il tempo perduto con il figlio, perché non è mai troppo tardi per imparare a vivere e ad amare. A seguire, ecco infine sopraggiungere la pellicola vincitrice del 30° Torino Film Festival, che risponde al nome di “Shell”, di Scott Graham, lungometraggio interamente basato sulla vita solitaria di un padre e di una figlia, Shell (Chloe Pirrie), proprietari di una pompa di benzina nelle sperdute distese delle Highlands scozzesi.

30° TORINO FILM FESTIVAL “SHELL” DI SCOTT GRAHAM E SEZIONE FESTA MOBILE PARTE PRIMA – I due, abituati a cavarsela da soli, da quando la madre della giovane protagonista diciassettenne li ha abbandonati, sono l’uno il sostegno dell’altro, Shell per il padre Pete (Joseph Mawle), malato di epilessia, e Pete per la figlia Shell, adolescente bramosa di evadere dalla triste realtà che la circonda, ma capace di reprimere il forte desiderio di libertà, unicamente per lo sconfinato amore provato per il padre. Quest’ultimo è un uomo che nonostante il suo grosso problema di salute e il poco di cui dispone, ha avuto il coraggio di crescerla, arrivando a sacrificarsi per lei, in un ultimo disperato atto d’amore. Tra i film che hanno lasciato un segno indelebile, all’interno della sezione Festa Mobile del 30° Torino Film Festival, figurano “Anna Karenina” di Joe Wright, storia di un amore impossibile ed ennesima ma decisamente più sontuosa trasposizione cinematografica del romanzo di Lev Tolstoj, nella quale la bravissima attrice protagonista Keira Knightley (Anna), accompagnata dai colleghi Jude Law (Karenin) e Aaron Johnson (Vronsky), interpreta con maestria una donna sposata e aristocratica, che durante un viaggio in treno, subisce irrimediabilmente il fascino di un giovane ufficiale di cavalleria, diventandone presto l’amante. Nella Russia imperiale di fine ‘800 però, un simile comportamento è davvero mal tollerato, rovinando la reputazione della giovane nobile per sempre. Dal momento che Anna non intende rinunciare al suo grande amore Vronsky, che nel frattempo ha contribuito a renderla madre, il marito di lei, Karenin, odioso alto funzionario statale, la costringe a compiere una scelta, che inevitabilmente la condurrà alla morte, unica via d’uscita per quel folle sentimento al quale non ha mai potuto dare un seguìto. Questa è la terza esperienza lavorativa per Keira, sotto la direzione del regista Wright, dopo “Orgoglio e pregiudizio” dal romanzo di Jane Austen, ed “Espiazione” dal bestseller di Ian McEwan.

30° TORINO FILM FESTIVAL SEZIONE FESTA MOBILE PARTE SECONDA – A seguire, la sezione Festa Mobile del 30° Torino Film Festival, dopo il buonissimo esordio di Dustin Hoffman con “Quartet”, offre ancora la commedia romantica “Ruby Sparks” di Jonathan Dayton e Valerie Faris, in cui il giovane writer talentuoso Calvin Weir-Fields, interpretato magnificamente dall’attore Paul Dano, per la prima volta si trova a fare i conti con il cosiddetto “blocco dello scrittore”. Per uscire dalla difficile situazione, decide di creare quasi per caso, un personaggio femminile da inserire in un suo ipotetico nuovo romanzo, dal titolo “Ruby Sparks”, appunto il nome scelto per la sua ragazza immaginaria, che avrà il volto di Zoe Kazan, nipote del celebre regista Elia, conosciuto per aver diretto James Dean in “La Valle dell’Eden”.

30° TORINO FILM FESTIVAL “RUBY SPARKS” PARTE SECONDA E  SEZIONE RAPPORTO CONFIDENZIALE PARTE PRIMA – La presenza prima teorica della fanciulla, poi altamente realistica, visto che gli apparirà in soggiorno “in carne ed ossa”, aiuterà il ragazzo a credere nuovamente in se stesso, abituandosi piano piano all’incredibile sogno nel quale è stato catapultato. Calvin finirà per innamorarsi follemente della bella e perfetta Ruby Sparks, ma dovrà venire a patti con la realtà, perché la vita vera non è la trama fantastica di un libro, nel quale l’autore decide come si devono evolvere i fatti, secondo il proprio volere, i propri gusti, bensì un viaggio che seppur meraviglioso, è irto di ostacoli, dove non si può ottenere tutto ciò che si vuole, e fare in modo di controllare che le persone siano sempre come noi le desideriamo. Tra i film della sezione Rapporto Confidenziale del 30° Torino Film Festival, vale la pena ricordare “Chained” di Jennifer Lynch, thriller-horror la cui vicenda è imperniata sul rapimento di una donna, Sarah (Julia Ormond), e del figlio di nove anni Tim (Evan Bird), per mano del tassista psicopatico Bob (Vincent D’Onofrio). L’uomo arriverà ad uccidere la madre del ragazzino, e ad allevare quest’ultimo come un animale, legandolo ad una catena e ribattezzandolo “Rabbit”. Dopo diversi anni, Tim, interpretato dall’attore Eamon Farren, divenuto complice involontario dei brutali omicidi di Bob, ha ormai raggiunto la maggiore età, e decide che la casa del serial killer non fa più per lui, desiderando la libertà. Chained è un film non sui mostri propriamente detti, quelli creati dalla nostra fantasia o dai libri fantasy per ragazzi, bensì su quelli della porta accanto, veri, reali, umani solo nell’aspetto, e quindi molto più pericolosi di quanto si possa immaginare. Chained è claustrofobia allo stato puro, Tim è costantemente spiato dal suo carnefice, attraverso una serie di telecamere che non gli danno tregua, una sorta di “Grande Fratello” perverso e allucinante, dove non esiste alcuna ricompensa finale, se non la completa e totale alienazione.

30° TORINO FILM FESTIVAL SEZIONE RAPPORTO CONFIDENZIALE PARTE SECONDA – A seguire, la sezione Rapporto Confidenziale del 30° Torino Film Festival, presenta il thriller apocalittico “Fin” di Jorge Torregrossa, pellicola quindi basata sulla “fine del mondo”, perciò mai così attuale come ora, in vista della fatidica data del 21 dicembre 2012, e tratta dall’omonimo romanzo di David Monteagudo. La storia di “Fin” è incentrata sulla rimpatriata di alcuni amici, in una casa di campagna immersa nella vegetazione selvaggia e lussureggiante della Spagna, e sugli improvvisi fenomeni naturali inspiegabili e presto catastrofici, che li costringeranno a restare letteralmente “bloccati”, in una sorta di inquietante limbo temporale. Dopo automobili che non ne vogliono sapere di rimettersi in moto, orologi che si fermano a mezzanotte e venti, e cellulari senza campo, piano piano, uno ad uno, i poveri malcapitati, eccetto i protagonisti del film, come quasi sempre succede, scompariranno nel nulla, come se non fossero mai esistiti. “Fin”, oltre ad indagare sulle ultime ore di vita dell’intera umanità sulla Terra, è un racconto sul falso mito dell’amore e dell’amicizia, rapporti spesso disillusi, dove degli individui perennemente in crisi d’identità, mentono sui loro reali sentimenti, dove ognuno indossa delle maschere di perbenismo per comodità e opportunismo, prendendo in giro l’oggetto del loro finto amore, arrivando ad ingannare anche se stessi, diventando così schiavi della solitudine e della frustrazione. Infine, una menzione speciale, soprattutto per quanto riguarda l’azione con la A maiuscola e la suspense al cardiopalma, la merita senza ombra di dubbio il thriller-horror “Tower Block” di Ronnie Thompson e James Nunn, pellicola inglese che narra le vicissitudini di alcuni inquilini di un palazzo fatiscente di East London, testimoni di un violento pestaggio ai danni di un quindicenne.

30° TORINO FILM FESTIVAL “TOWER BLOCK” DI RONNIE THOMPSON E JAMES NUNN – In “Tower Block“, i residenti, troppo spaventati per chiamare la polizia, e salvare il povero malcapitato, decidono di non intervenire contribuendo alla morte del ragazzino. Un anno dopo, qualcuno, conoscente della vittima, probabilmente abile cecchino di professione, furioso per la loro omertà, architetta un piano vendicativo davvero diabolico: appostandosi a debita distanza dalle finestre di ciascun condomino, con un fucile militare di alta precisione, inizia a sparare facendo precipitare le loro vite in un incubo terribile, un gioco al massacro che nonostante la paura, porterà gli inquilini della “Serenity House” ad agire per la propria ed altrui incolumità, cercando una via di fuga e difendendosi dal pericoloso criminale che attenta alle loro vite. “Tower Block” è un avvincente film claustrofobico che assassino psicopatico a parte, descrive la crisi abitativa britannica causa delle rivolte del 2011. Tra i personaggi troviamo disadattati, spacciatori, coppie giovani e anziane, famiglie, spacconi e pavidi, che nel momento del pericolo, della possibilità concreta e angosciante di morire, metteranno da parte le loro differenze, le loro divergenze, le loro diffidenze reciproche, in nome del bene più grande che è stato dato loro, cioè la vita. “Tower Block” strizza l’occhio al miglior cinema di tensione degli anni ’70, e ci fa piacevolmente apprezzare la protagonista femminile che ha reso questo film “una vera bomba”, l’indimenticabile eroina che risponde al nome di Becky, incarnata meravigliosamente dall’attrice Sheridan Smith, una giovane donna che quando è obbligata a far vedere gli attributi, sa sfoderarli senza battere ciglio, affrontando il killer ad armi pari. Che dire ancora? Ah sì… Imperdibile finale al fulmicotone.

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