Connect with us

Cinema

30° Torino Film Festival: retrospettiva Joseph Losey

retrospettiva Joseph Losey 30 Torino Film Festival30° TORINO FILM FESTIVAL BIOGRAFIA JOSEPH LOSEY – Nato a La Crosse, Wisconsin, Stati Uniti, il 14 gennaio del 1909, Joseph Losey manifesta già da giovane studente universitario, una forte predisposizione per l’arte e lo spettacolo in genere, trasferendosi a New York e frequentando una scuola di teatro. A Broadway gira i suoi primi cortometraggi per la famosa casa di produzione MGM, per poi passare poco tempo dopo alla RKO. Nel 1948, ha l’occasione di dirigere il suo primo lungometraggio intitolato “Il ragazzo dai capelli verdi”, pellicola di stampo razzista, seguita dal rifacimento del celebre thriller “M – Il mostro di Dusseldorf” del regista austriaco Fritz Lang, dal titolo “M”. A causa di simpatie politiche antiamericane, Losey viene poi obbligato a lasciare gli States, e l’uomo pensa bene di stabilirsi inizialmente in Italia, per poi scegliere di andare a vivere in Inghilterra, dove incomincia ufficialmente la proficua seconda parte della sua carriera di director. Dopo qualche film girato sotto pseudonimo, come ad esempio “La tigre nell’ombra”, con protagonista l’attore Dirk Bogarde, nel 1957 è la volta del giallo “L’alibi dell’ultima ora” e del successivo melodramma “Eva”. Nel 1963 ecco giungere l’incontro fortunato con il drammaturgo e futuro premio Nobel Harold Pinter, con cui Losey realizza “Il servo”, “L’incidente”, dove il personaggio principale è sempre il grande Bogarde, e “Messaggero d’amore”, Palma d’oro a Cannes nel 1971, che descrivono la complessità e gli irrisolvibili conflitti nascosti di una società inglese classista e dispotica. Altri ottimi risultati registici, Losey li raggiunge con “Cerimonia segreta” e “Caccia sadica”, mentre negli anni ’70 si dedica a film drammatici come la pellicola “L’assassinio di Trotsky” e “Mr Klein”, entrambi recitati dal divo attore Alain Delon, e “Le strade del Sud”.

30° TORINO FILM FESTIVAL ULTIMO PERIODO REGISTICO E FILM PIU’ RAPPRESENTATIVI DI JOSEPH LOSEY – Nel 1980 è poi in Italia a dirigere la pellicola-opera “Don Giovanni”, e subito dopo torna nel Regno Unito, girando nel 1984 il suo ultimo film postumo dal titolo “Steaming – Al bagno turco”, con l’attrice Vanessa Redgrave. Infine, Joseph Losey si spegne a Londra il 22 giugno del 1984. Tra le pellicole cinematografiche più rilevanti del regista Joseph Losey, spiccano “Il ragazzo dai capelli verdi” (1948), favola anti-discriminazione razziale dove un ragazzino di dieci anni, Peter Fry (Dean Stockwell), si sveglia una mattina ritrovandosi con i capelli verdi. Il suo sconcerto è più che comprensibile, anche perché nella cittadina in cui vive, tutti i residenti iniziano a deriderlo e a stare lontano da lui. Con questo film, Losey vuole deliberatamente far riferimento alle orribili conseguenze della bomba di Hiroshima, augurandosi un futuro di piena accettazione del diverso. A seguire, ecco la rivisitazione di “M – Il mostro di Dusseldorf”, cioè “M” (1951), storia di un serial killer di bambine, con il volto dell’attore David Wayne invece del ben più conosciuto Peter Lorre, che miete giovanissime vittime non nella Germania nazista, dove era ambientato il film originale, ma nella più calda Los Angeles. E poi ancora il thriller senza un attimo di respiro “L’alibi dell’ultima ora” (1957), vicenda imperniata su un padre ex alcolista, che in sole ventiquattro ore, deve salvare il figlio ingiustamente accusato di omicidio, trovando il vero colpevole, il noir “L’inchiesta dell’ispettore Morgan” (1959), dove un giovane e spiantato pittore olandese, sembra essere l’unico colpevole della morte della sua amante.

30° TORINO FILM FESTIVAL “L’INCHIESTA DELL’ISPETTORE MORGAN” PARTE SECONDA E “MR KLEIN – Si scoprirà solo più tardi, che la donna è viva e vegeta, che il cadavere ritrovato è quello di una sua rivale, e che la ragazza è stata uccisa da lei. Grazie alla sua deposizione finale, il pittore è presto scagionato, anche se la delusione di essere stato manipolato dall’oggetto del suo amore, non può che essere qualcosa di davvero “duro da digerire”. Infine, non resta che spendere qualche parola per “Mr Klein” (1976), un Alain Delon che nella Francia occupata dai tedeschi, compra a prezzo irrisorio opere d’arte vendute da ebrei perseguitati, e che un giorno viene a sapere di avere un omonimo di origine ebrea. “Mr Klein” è un viaggio allucinante nella perdita della propria identità, che non può che condurre alla follia più totale.

Continua a leggere
Potrebbe interessarti...
1 Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altro in Cinema

Post Popolari

Scelti per voi

To Top